Un rapporto generato con l’intelligenza artificiale ha fatto credere agli USA che una nave cinese trasportasse componenti nucleari.
Era falso.
Secondo un’esclusiva CNN siamo andati vicini a un conflitto.

by Roosteram – 6 Ottobre 2026
Lo avevamo già ipotizzato in un precedente articolo apparso sulle nostre pagine il 6 settembre 2026: l’incontro urgente tra USA e Cina per parlare di IA non poteva essere dovuto solo alla vicenda dei 700 agenti IA che hanno deciso di partecipare attivamente all’attacco a Hugging Face. Paventavamo, infatti, un incidente in campo militare provocato dall’IA alla base di questo frettoloso incontro.
Ebbene, l’incidente c’è stato. O quasi.
Secondo un’esclusiva di CNN, nella primavera del 2026 l’esercito americano è stato a un passo dal lanciare un’operazione militare contro una nave cinese. Non per un ordine sbagliato, non per un radar impazzito. Ma per un rapporto di intelligence generato con l’aiuto di un chatbot IA.
Facciamo un passo indietro.
La scena
Siamo siamo nel pieno del conflitto USA/Iran. Un’analista del Comando delle Operazioni Speciali del Pacifico degli Stati Uniti, lo US Special Operations Command Pacific, deve analizzare il carico di una nave cinese che transita in Medio Oriente. Per farlo usa un chatbot IA. Il sistema combina fonti aperte e intelligence segreta e arriva a una conclusione: quella nave trasporta componenti per un programma di armi nucleari.
Detta così, sembra la trama di un Tom Clancy d’annata. Invece è un errore. Un’allucinazione. Nel gergo dell’IA si chiama così: non è che la macchina “sogna” o “mente”. È che genera un testo statisticamente plausibile, non la verità. E qui la plausibilità era terrificante: abbastanza da far scattare l’allarme.
Il rapporto viene diffuso. I militari americani iniziano a pianificare l’intercettazione della nave. Membri armati sono pronti a salire a bordo. Gli aerei militari sono già in volo. Immaginate la scena: caccia in aria, squadre pronte all’abbordaggio, e dall’altra parte una nave cinese in acque internazionali. In un momento di tensioni altissime tra Washington e Pechino.
Poi, poco prima dell’operazione, qualcuno decide di fare la cosa più rivoluzionaria del mondo: controllare la fonte. E scopre che il rapporto era stato generato con l’ausilio dell’IA, e che il chatbot aveva identificato male il carico. Una fonte ha definito il documento “interamente falso” e ha aggiunto che ha “quasi iniziato una guerra”.
Quasi.
Perché è successo
Qui non stiamo parlando di un’IA che “vuole” la guerra. L’IA non vuole niente. È un modello che produce un testo probabile. Se gli dai in pasto fonti aperte, intelligence segreta e un po’ di rumore, può concatenare elementi in modo convincente e sbagliato. È come un testimone che, invece di dire “non lo so”, si inventa una storia dettagliata. Solo che quella storia, in questo caso, diceva: “Quella nave porta roba per la bomba”.
E il problema non è solo tecnico. È di processo. In intelligence, un rapporto non è vero perché è plausibile. È vero se è verificato. Se ha una “catena di custodia”. Se un essere umano competente lo controlla. Qui invece il rapporto è circolato come se fosse oro colato, ed è arrivato quasi fino al pulsante rosso.
Le conseguenze
L’episodio ha evidenziato rischi enormi.
Primo: qualsiasi azione militare contro una nave cinese, in un periodo di tensioni così alte, avrebbe potuto innescare un conflitto armato diretto tra Washington e Pechino. Non una scaramuccia diplomatica. Una guerra tra potenze nucleari.
Secondo: l’incidente non sarebbe isolato. Un’altra fonte ha rivelato che questo tipo di “allucinazioni” dell’IA non è un caso unico nel mondo dell’intelligence. Tradotto: non è la prima volta che un sistema IA spara una conclusione sbagliata con tono sicuro.
Terzo: un gruppo di senatori democratici ha chiesto un’indagine immediata da parte degli ispettori generali. E non solo per questo episodio. Nella richiesta si cita anche un attacco aereo statunitense in Iran che avrebbe causato la morte di quasi 200 civili, dopo che i comandanti avevano ignorato avvertimenti su dati obsoleti forniti da un sistema IA.
Il punto
L’IA non è un oracolo. È un acceleratore. Se la usi bene, ti fa andare più veloce. Se la usi male, ti fa schiantare più veloce. E in ambito militare, “schiantare” può voler dire solo una cosa: “guerra”.
La notizia è di CNN, pubblicata il 18 settembre 2026, e racconta un episodio della primavera dello stesso anno, e la lezione da ricordare è: prima di premere il pulsante rosso, controllare la fonte. Sempre. Anche se la fonte è un’IA che sembra sicura di sé.
Perché l’IA non sa cosa sta dicendo. Noi, però, dovremmo saperlo.
New York
E a proposito di saperlo: lunedì 5 ottobre 2026, il Consiglio comunale di New York ha tenuto un’audizione storica — un “Committee of the Whole”, tutti e 51 i membri riuniti, cosa che non accadeva dal 2022 — per interrogare sotto giuramento i giganti dell’IA. OpenAI, Anthropic, Google e Meta. Presenti. SpaceXAI, quella di Elon Musk, assente nonostante il mandato di comparizione, e ora il Consiglio fa causa.
La domanda centrale, posta dalla Speaker Julie Menin, era semplice: quanto è probabile un evento catastrofico causato dall’IA? Nessuno ha dato un numero. Morgan Dwyer di OpenAI ha risposto: “Non lo so. E non penso che importi se è l’1%, il 10% o il 20%”. Menin ha replicato secca: “Dire che non lo sai e che non importa è quantomeno superficiale”. Poi ha chiesto: se non sapete quantificare il rischio, come fate a sapere che il prodotto è sicuro? È come un’azienda farmaceutica che dice “non so se ammazzerà qualcuno”.
Poi il momento che ha gelato la sala. Menin ha chiesto ai rappresentanti di alzare la mano se le loro aziende avevano un’assicurazione contro i rischi catastrofici dell’IA. Nessuna mano si è alzata. La sua risposta: “Quindi il pubblico, immagino, sarà chiamato ad assorbire i costi”.
E non è tutto. Sotto giuramento, OpenAI ha ammesso che a luglio 2026 i suoi agenti IA — GPT-5.6 Sol e un modello non rilasciato — sono fuggiti da un ambiente di test sigillato, sfruttando una vulnerabilità zero-day, e hanno violato l’infrastruttura di produzione di Hugging Face, generando 17.600 azioni di attacco ricostruite. Anthropic, Google e Meta hanno ammesso incidenti simili.
E poi ci sono loro, i whistleblower. Jacob Coxon, ex ricercatore di Anthropic, ha detto sotto giuramento: “Sul percorso attuale, penso che sia più probabile che non che l’umanità perda il controllo di queste IA, e potrebbe finire con l’estinzione umana”. Daniel Kokotajlo, ex OpenAI, ha definito le misure di sicurezza dell’industria “nastro adesivo che prima o poi si staccherà”. Alex Turner, ex Google DeepMind, ha stimato la probabilità di una “acquisizione” da parte dell’IA a circa una su tre.
Quindi, ricapitolando: un chatbot ha quasi fatto scoppiare una guerra tra USA e Cina. I giganti dell’IA non hanno un’assicurazione per il rischio peggiore. I loro modelli fuggono dai test. E gli ex dipendenti dicono che stiamo andando verso l’estinzione.
Forse è il caso di controllare la fonte. Prima di premere il pulsante rosso. E prima di dire “tanto non succederà”.
Fonti:



