USA: nuova responsabilità legale per i social media

Negli ultimi quindici anni il ruolo delle piattaforme digitali nella vita sociale ed economica ha assunto crescente rilevanza.

Negli Stati Uniti si è sviluppato un crescente dibattito giuridico sulla possibile responsabilità civile delle piattaforme di social media per i danni derivanti da scelte di progettazione, algoritmi di raccomandazione e modelli di coinvolgimento degli utenti.

Il diritto statunitense non dispone ancora di una dottrina consolidata in materia. Esistono tuttavia strumenti giuridici collaudati, quali la responsabilità da prodotto, la responsabilità per negligenza e la responsabilità per turbativa dell’interesse pubblico, già impiegati in precedenti storici contro grandi industrie, tra cui il contenzioso sul tabacco e quello sugli oppioidi. Il presente contributo esamina esclusivamente il quadro normativo e giurisprudenziale degli Stati Uniti in materia di responsabilità delle piattaforme digitali.

by Claudio Caldarola

Avvocato specializzato in diritto delle tecnologie.
Dal 2018 Presidente di Global Professionals for Artificial Intelligence

LA SEZIONE 230 DEL COMMUNICATIONS DECENCY ACT (LEGGE SULLA DECENZA NELLE COMUNICAZIONI)

Il principale ostacolo alla responsabilità civile delle piattaforme è rappresentato dalla Section 230 del Communications Decency Act del 1996 (47 U.S.C. § 230). La disposizione stabilisce che nessun fornitore o utilizzatore di un servizio informatico interattivo debba essere trattato come editore o autore di informazioni fornite da un altro fornitore di contenuti informativi. L’intento originario della norma consisteva nel promuovere lo sviluppo di Internet e incentivare la moderazione volontaria dei contenuti. Il precedente fondamentale che ha interpretato in modo ampio tale immunità è Zeran v. America Online, Inc., 129 F.3d 327 (4th Cir. 1997), in cui la Corte stabilì che le piattaforme non possono essere considerate responsabili per contenuti creati da terzi, anche quando informate della loro pericolosità. Successivamente, altri casi hanno consolidato questa interpretazione. In Carafano v. Metrosplash.com, Inc., 339 F.3d 1119 (9th Cir. 2003), la Corte confermò la protezione anche quando le piattaforme forniscono strumenti strutturati per la creazione di contenuti. In Force v. Facebook, Inc., 934 F.3d 53 (2d Cir. 2019), la Corte d’Appello del Secondo Circuito ha ritenuto che le funzioni di raccomandazione algoritmica, nella misura in cui organizzano e distribuiscono contenuti generati da terzi, possano rientrare nell’attività editoriale protetta dalla Section 230. La decisione non ha stabilito un’immunità generale per tutti i sistemi algoritmici, ma ha qualificato le raccomandazioni, nel caso concreto, come attività di pubblicazione di contenuti di terzi. Tuttavia, emergono eccezioni rilevanti. In Lemmon v. Snap, Inc., 995 F.3d 1085 (9th Cir. 2021), la Corte ha escluso l’applicabilità della Section 230 per pretese fondate su caratteristiche di progettazione dell’applicazione, ritenendo che la domanda degli attori non trattasse Snap come editore di contenuti di terzi. La decisione ha distinto tra responsabilità per pubblicazione di contenuti di terzi e responsabilità per progettazione negligente del prodotto, rappresentando un passaggio significativo nel dibattito sulla responsabilità delle piattaforme digitali.

IL CONTENZIOSO SUL TABACCO

Il contenzioso contro l’industria del tabacco costituisce uno dei principali esempi di responsabilità civile di massa negli Stati Uniti. Un caso emblematico fu Castano v. American Tobacco Co., 84 F.3d 734 (5th Cir. 1996), che rappresentò uno dei primi tentativi di azione collettiva nazionale in USA. Diversi Stati avviarono azioni dirette. Nello State of Mississippi v. American Tobacco Co., depositato nel 1994, lo Stato del Mississippi intentò un’azione per recuperare i costi sanitari pubblici associati al fumo, aprendo la strada a ulteriori azioni statali. Tali iniziative portarono successivamente al Master Settlement Agreement del 1998 tra 46 Stati e le principali aziende del tabacco. Alcuni Stati, tra cui Mississippi, Texas, Florida e Minnesota, conclusero accordi separati precedenti al Master Settlement Agreement. Nel complesso, l’accordo impose pagamenti per circa 206 miliardi di dollari nei primi 25 anni e introdusse significative restrizioni pubblicitarie, come documentato dalla National Association of Attorneys General. Questo precedente dimostra che industrie inizialmente considerate pienamente legittime possono essere chiamate a rispondere per scelte di progettazione e strategie di marketing quando producono danni sistemici.

IL CONTENZIOSO SUGLI OPPIOIDI

Un secondo precedente rilevante è il contenzioso sugli oppioidi, centralizzato nell’In re National Prescription Opiate Litigation, MDL No. 2804, dinanzi al Tribunale Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Settentrionale dell’Ohio. Secondo i dati del Centers for Disease Control and Prevention, i decessi correlati agli oppioidi negli Stati Uniti sono aumentati significativamente tra il 1999 e il 2020, passando da circa 8.000 decessi annui a oltre 68.000, nell’ambito di un più ampio incremento delle morti per overdose. Il contenzioso ha prodotto accordi significativi. Nel 2021 i distributori Cardinal Health, AmerisourceBergen e McKesson accettarono un accordo complessivo di circa 21 miliardi di dollari, mentre Johnson & Johnson accettò un accordo di circa 5 miliardi, per un totale di circa 26 miliardi di dollari. Questi accordi illustrano la capacità del diritto civile statunitense di affrontare danni sistemici complessi attraverso strumenti di responsabilità civile.

LA RESPONSABILITÀ DA PRODOTTO E DIFETTO DI PROGETTAZIONE

Il fondamento teorico della responsabilità civile in questo ambito è rappresentato dal Restatement (Third) of Torts: Products Liability del 1998. La Sezione 2(b) stabilisce che un prodotto è difettoso quando i rischi prevedibili avrebbero potuto essere ridotti o evitati mediante l’adozione di una progettazione alternativa ragionevole. Questo principio, tradizionalmente applicato a prodotti fisici, è stato progressivamente considerato anche nel contesto dei servizi digitali. Il caso Lemmon v. Snap rappresenta un esempio significativo, avendo consentito pretese fondate su caratteristiche progettuali indipendenti dal contenuto generato dagli utenti.

LA RESPONSABILITÀ PER NEGLIGENZA

La responsabilità per negligenza richiede quattro elementi fondamentali, ovvero l’esistenza di un dovere di diligenza, la violazione del dovere, il nesso causale, l’esistenza di un danno. I tribunali statunitensi riconoscono tradizionalmente un dovere di diligenza più elevato verso i minori, principio particolarmente rilevante nel contesto dei social media, dove una quota significativa degli utenti è costituita da adolescenti.

LE EVIDENZE SCIENTIFICHE

Diversi studi hanno esaminato il rapporto tra uso dei social media e salute mentale. Kross et al. (2013), pubblicato su PLoS ONE, evidenziò che l’uso di Facebook predice un calo del benessere soggettivo. Vogel et al. (2014), pubblicato su Psychology of Popular Media Culture, analizzò il rapporto tra confronto sociale e autostima. Woods e Scott (2016), pubblicato sul Journal of Adolescence, studiò l’uso notturno dei social media e i disturbi del sonno. La letteratura scientifica riconosce una correlazione tra uso dei social media e alcuni indicatori di disagio psicologico, ma la causalità rimane oggetto di dibattito. L’American Psychological Association, nel documento Health Advisory on Social Media Use in Adolescence del 2023, conclude che i social media possono comportare rischi e benefici e che la relazione con la salute mentale è complessa e multifattoriale.

I RECENTI SVILUPPI GIURISPRUDENZIALI

Un ulteriore sviluppo recente riguarda il contenzioso coordinato JCCP 5255 (Social Media Cases) dinanzi al Los Angeles County Superior Court. Nel caso K.G.M. v. Meta Platforms, Inc. e Google, Case No. 23SMCV03371, la giudice Carolyn B. Kuhl, con decisione del 5 novembre 2025, ha rigettato le motion for summary judgment presentate dai convenuti, ritenendo che le pretese fondate su progettazione negligente, omesso avvertimento e causalità presentassero questioni di fatto da sottoporre alla giuria, e che la Section 230 e il Primo Emendamento non precludessero automaticamente tali pretese. Successivamente, il 25 marzo 2026, una giuria del Los Angeles County Superior Court ha emesso un verdetto nel medesimo procedimento, accertando la responsabilità per negligenza nella progettazione o gestione delle rispettive applicazioni. Secondo i resoconti pubblici del procedimento e le informazioni all’oggi disponibili, la giuria ha assegnato circa 3 milioni di dollari di danni compensativi, con ripartizione tra Meta e Google, e ulteriori danni punitivi per un importo complessivo di circa 6 milioni di dollari. Il coordinamento JCCP 5255, istituito dal Judicial Council of California, riunisce numerose azioni che sollevano questioni comuni relative alle conseguenze derivanti dall’impiego di applicazioni digitali ed è attualmente pendente dinanzi alla Superior Court della contea di Los Angeles.

LA TURBATIVA DELL’INTERESSE PUBBLICO

Un’ulteriore teoria giuridica è la turbativa dell’interesse pubblico (public nuisance). Il Restatement (Second) of Torts § 821B la definisce come interferenza irragionevole con un diritto comune alla collettività. Questa teoria è stata utilizzata in vari contenziosi di massa, incluso quello sugli oppioidi, ma la sua applicazione ai social media rimane giuridicamente controversa.

CONCLUSIONE

Il diritto statunitense disporrebbe già di strumenti giuridici per valutare la responsabilità delle piattaforme digitali, tra cui la Section 230 del Communications Decency Act, la responsabilità da prodotto, la responsabilità per negligenza e la turbativa dell’interesse pubblico. I precedenti del tabacco e degli oppioidi dimostrano che industrie inizialmente considerate legittime possono essere successivamente ritenute responsabili per scelte di progettazione e marketing quando producono danni sistemici. La giurisprudenza recente, inclusa la decisione in Lemmon v. Snap e gli sviluppi nel coordinamento JCCP 5255, indica che la responsabilità delle piattaforme digitali costituisce un’area giuridica in rapida evoluzione. L’evoluzione futura dipenderà dall’interazione tra evidenze scientifiche, sviluppo normativo e interpretazione giurisprudenziale, in un contesto in cui la responsabilità delle piattaforme digitali rappresenta una delle principali questioni emergenti del diritto contemporaneo.

Riferimenti Bibliografici:

Communications Decency Act of 1996, 47 U.S.C. § 230; Zeran v. America Online, Inc., 129 F.3d 327 (4th Cir. 1997); Carafano v. Metrosplash.com, Inc., 339 F.3d 1119 (9th Cir. 2003); Force v. Facebook, Inc., 934 F.3d 53 (2d Cir. 2019); Lemmon v. Snap, Inc., 995 F.3d 1085 (9th Cir. 2021); Castano v. American Tobacco Co., 84 F.3d 734 (5th Cir. 1996); Master Settlement Agreement (1998), National Association of Attorneys General; In re National Prescription Opiate Litigation, MDL No. 2804 (N.D. Ohio); Restatement (Third) of Torts: Products Liability § 2(b) (1998); Restatement (Second) of Torts § 821B (1979); Kross, E., et al., Facebook Use Predicts Declines in Subjective Well-Being in Young Adults, PLoS ONE (2013); Vogel, E. A., et al., Social Comparison, Social Media, and Self-Esteem, Psychology of Popular Media Culture (2014); Woods, H. C., & Scott, H., Social Media Use and Adolescent Sleep and Mental Health, Journal of Adolescence (2016); American Psychological Association, Health Advisory on Social Media Use in Adolescence (2023); Ruling on Motion for Summary Judgment, K.G.M. v. Meta Platforms, Inc. et al., Case No. 23SMCV03371 (Los Angeles County Superior Court, Nov. 5, 2025); Judicial Council of California, JCCP 5255 Social Media Cases; California Courts Newsroom, March 25, 2026.

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