La batteria quantistica si carica… diventando più grande

by ItaloREDTEAM – 21 Aprile 2026

Diciamoci la verità: nella vita di tutti i giorni, la tecnologia ci vizia e poi ci abbandona nei momenti peggiori.
Tipo quando stai per uscire di casa con il 7% di batteria: il telefono in mano, lo sguardo perso nel vuoto, mentre fai mentalmente l’elenco di tutte le prese elettriche della casa.
Quella del bagno? Spazzolino elettrico. Quella in cucina? Occupata dal microonde. Quella vicino al divano? Ah sì! quella non funziona da tre anni. E gli adattatori tripli, sperduti nei cassetti, sono tutti da 10 Ampere…mentre le prese sono da 16. E mentre la barretta passa dal verde al giallo al rosso fuoco, ti chiedi: ma perché diavolo non hanno ancora inventato una batteria che si carica in un secondo?”

Ebbene, qualcuno ci sta provando. Anzi: qualcuno ce l’ha quasi fatta. Ma per capirlo, dobbiamo fare un salto in Australia, in un laboratorio dove un gruppo di ricercatori ha costruito la prima batteria quantistica funzionante.

E sí! lo so: “quantistica” è una di quelle parole che nei titoli dei giornali ti fanno venire voglia di cambiare canale, perché di solito è seguita da “rivoluzione” o “potrebbe cambiare tutto” o “ecco cosa significa per te”. Ma stavolta è diverso. Perché questa batteria non solo esiste, ma fa qualcosa di completamente assurdo: più è grande, più si carica velocemente.

Sì, esatto: più è grande, più si carica velocemente

Nella nostra esperienza quotidiana, è esattamente il contrario. Se hai un’auto elettrica e la ricarichi a casa, ci vogliono ore. Se hai una powerbank enorme, ci metti una notte. Se hai il telefono nuovo con la batteria da 5000 mAh, il tempo di ricarica è più lungo rispetto a quello del vecchio modello con 2500. Questo perché la quantità di energia che entra in un dispositivo è proporzionale alla sua capacità. Più roba devi riempire, più tempo ci vuole. Sembra quasi una sorta di legge “morale”, tipo quella per cui se compri un armadio più grande lo riempi comunque di cose che non ti servono.

E invece le leggi della meccanica quantistica, come al solito, si divertono a prendere le nostre certezze e a buttarle giù dal balcone.

Il trucco è una cosa chiamata super-assorbimento

Un definizione che ricorda un superpotere uscito da un fumetto della Marvel, ma che in realtà descrive un fenomeno molto preciso: quando alcune molecole vengono messe in uno stato di coerenza quantistica, smettono di comportarsi individualmente e iniziano a funzionare come una squadra perfetta. Una specie di “telefono senza fili” quantistico che permette a un messaggio di arrivare a tutti nello stesso istante.

Immagina di avere cento persone che devono riempire cento secchi d’acqua. Nel mondo normale, ognuno prende il suo secchio e lo riempie al rubinetto: cento persone, cento secchi, un certo tempo. Nel mondo quantistico, invece, tutte e cento le persone si tengono per mano, si tuffano insieme in piscina e riempiono tutti i secchi in una volta sola.

Ok…la metafora regge fino a un certo punto. Ma rende l’idea: in una batteria quantistica, la velocità di carica non dipende dalla capacità, ma dal numero di elementi che la compongono. Se raddoppi le molecole, il tempo di carica non raddoppia: si riduce a circa il 70%. È come se più grande è il serbatoio, più velocemente arriva la benzina.

Il prototipo che hanno realizzato i ricercatori del CSIRO in Australia è piccolo. Piccolissimo, tipo: “non lo vedreste neanche con gli occhiali da lettura”. Ma funziona davvero! Si carica con un laser, immagazzina l’energia in una microcavità ottica (una specie di sandwich con due specchi che intrappolano la luce) e la rilascia sotto forma di corrente elettrica attraverso uno strato di trasporto.

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E qui arriva la notizia importante: non è la prima volta che qualcuno fa una batteria quantistica. Ma è la prima volta che qualcuno riesce a caricarla, farle trattenere l’energia e infine scaricarla in modo utile. Fino all’anno scorso (2025), i prototipi facevano il primo e il secondo passo, ma poi l’energia si disperdeva quasi subito. Un po’ come mettere benzina in un serbatoio bucato.

Ora invece hanno risolto anche questo problema. L’energia esce in modo corretto, fa accendere un LED, fa muovere un sensore. Roba da pochi miliardesimi di Joule, intendiamoci. Non ci carichi ancora il cellulare. Ma il principio è dimostrato.

Va bene! Ma quando le avremo nei nostri dispositivi?

Beh, dipende. Dipende da quanto tempo riusciamo a mantenere la “coerenza” di queste batterie. Perché le molecole quantistiche sono un po’ come i gatti: stanno quiete finché sono in una scatola chiusa, ma appena le disturbi (o le tocchi, o ci passa vicino un fotone vagabondo, o semplicemente le guardi!) perdono la sincronia. Si chiama decoerenza, ed è il vero nemico di qualsiasi tecnologia quantistica.

Ora, il tempo di carica di queste batterie si misura in nanosecondi. Un nanosecondo è un miliardesimo di secondo: è il tempo che impiega la luce per percorrere 30 centimetri. Il tempo che ci mette un pensiero…a non formarsi. È talmente breve che nel linguaggio comune non abbiamo nemmeno una parola per definirlo, a parte “niente”.

Ma l’anno scorso lo stesso gruppo di ricerca era riuscito ad allungare il tempo di mantenimento dell’energia fino a 40 microsecondi. Un microsecondo è un millesimo di millisecondo. Non è ancora un’ora, ma è un progresso enorme: mille volte più lungo di prima.

E se continuiamo così, tra qualche anno potremmo avere batterie quantistiche che si ricaricano in pochi secondi, o addirittura in frazioni di secondo.

E a quel punto: cosa ci facciamo?

Non è che possiamo mettere una batteria quantistica dentro uno smartphone già da domani, ma le prospettive sono incoraggianti. Servono temperature controllate? No, funzionano a temperatura ambiente, questo è già un vantaggio enorme. Servono materiali speciali? Sì, ma sono organici, simili a quelli degli schermi OLED. Il problema è che al momento l’energia che riescono a immagazzinare è infinitesimale.

Ma ci sono due ambiti in cui potrebbero fare la differenza già nel prossimo futuro.

Il primo è quello dei dispositivi quantistici stessi. I computer quantistici, per esempio, hanno bisogno di componenti alimentati in modo estremamente rapido ed efficiente. E avere una batteria quantistica integrata potrebbe risolvere problemi di architettura oggi altrimenti ingestibili.

Il secondo è quello dei sensori miniaturizzati, magari per applicazioni mediche o spaziali. Pensate a un dispositivo impiantabile nel corpo umano che si ricarica in un millisecondo con un laser esterno. O a un sensore su un satellite che accumula energia in frazioni di secondo durante le rare finestre di esposizione solare.

E più in là, se riusciremo a scalare la tecnologia, potremmo parlare di supercondensatori quantistici per auto elettriche in grado di fare il pieno in pochi secondi. O di sistemi per accumulare energia solare senza le perdite mostruose che abbiamo oggi.

Insomma, siamo ancora nella fase in cui la batteria quantistica è un gattino che ha appena aperto gli occhi. Non corre, non salta, non fa le fusa. Ma è vivo e ha appena mosso il primo passo.

La prossima volta che guarderete la batteria del telefono scendere inesorabile verso lo zero, ricordatevi: da qualche parte in Australia, un gruppo di ricercatori sta cercando di costruire un mondo in cui non dovrete mai più chiedere “qualcuno ha un caricabatterie?”.

E mentre loro ci lavorano, noi possiamo continuare a fare quello che ci riesce meglio: dimenticare il powerbank a casa, elemosinare una ricarica dagli amici e alla fine lamentarci mentre dobbiamo mettere il telefono in modalità aereo…tanto la rivoluzione, per una volta, è in arrivo. Anzi, forse è già cominciata.

Fonti:

https://www.world-energy.org/article/55192.html

https://www.csiro.au/en/news/All/Articles/2026/March/A-world-first-quantum-battery

https://www.xinhuanet.com/liangzi/20260323/5bf1e597e4df4cfdbe26380a813eb1d3/c.html

https://alumni.csiro.au/how-csiros-world-first-quantum-battery-charges-instantly/

https://tech.orange.fr/innovation/sciences/la-premiere-batterie-quantique-au-monde-pourrait-recharger-les-voitures-electriques-en-un-temps-record-CNT000002nVE5d.html

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