Alex Zanardi, quei cinque secondi che cambiano la vita

A Budrio, un piccolo centro in provincia di Bologna,
c’è un’officina speciale dove non si riparano automobili ma si ricostruiscono sogni.

È la sede di “Bimbi In Gamba”, l’associazione nata da un’intuizione di Alex Zanardi che oggi,
sotto la guida di Andrea Ferri, continua a fabbricare protesi gratuite per bambini da ogni angolo del pianeta.

Un lavoro silenzioso e instancabile che sta regalando un futuro diverso a centinaia di bambini.

la redazione di Italo Red – 5 maggio 2026

L’orologiaio delle protesi e il campione

La storia comincia con, Franco Ferri, specialista in protesi ortopediche. Quando Alex Zanardi perse entrambe le gambe nel tragico incidente del Lausitzring nel 2001, fu lui a progettare le protesi che avrebbero permesso al campione non solo di camminare, ma di tornare a competere ai massimi livelli. Un sodalizio, il loro, che andava oltre il rapporto tecnico-paziente: era l’incontro tra due menti ingegneristiche accomunate dalla stessa ostinazione a superare i limiti.

Da quella collaborazione è germogliata un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: perché non offrire la stessa opportunità a bambini che, per motivi economici o geografici, non avrebbero mai potuto permettersi una protesi? Nel 2007 nasce ufficialmente l’Associazione “Bimbi In Gamba”. Oggi a portare avanti quel sogno c’è Andrea Ferri, figlio di Franco, che ha raccolto il testimone con la stessa dedizione del padre.


Associazione Alex Zanardi – BIMBINGAMBA

Numeri che raccontano un impegno concreto: in 17 anni di attività, l’associazione ha preso in carico più di cento bambini, realizzando quasi cinquecento protesi su misura. Perché un bambino che cresce ha bisogno di dispositivi sempre nuovi: ben diciotto differenti nell’arco dello sviluppo. Un lavoro certosino che non si è mai fermato, neppure nei momenti più bui.

Quella fila di quaranta persone al ristorante

C’è un episodio che Andrea Ferri ama raccontare per spiegare chi fosse veramente Alex Zanardi. Una cena in un ristorante qualunque, di quelle che dovrebbero essere private. Qualcuno lo riconosce, si avvicina per un autografo, poi un altro, poi un altro ancora. In pochi minuti si forma una coda di quaranta persone. Lui avrebbe potuto alzare una mano, sorridere e dire “basta, sono qui per mangiare”. Nessuno gliene avrebbe fatto una colpa.

Invece no. Firma dopo firma, fotografia dopo fotografia, Alex rimase lì fino all’ultimo, senza fretta, senza scuse, senza mai far sentire nessuno di troppo. Un dettaglio che la dice lunga più di qualsiasi discorso. Quella disponibilità totale era il suo marchio di fabbrica, un’educazione che veniva da dentro e non dal timore del giudizio pubblico.

Poi c’era l’ironia, naturalmente. Davide Cassani, già CT della nazionale di ciclismo, ricorda una scena che è un manifesto della sua personalità: una caduta in handbike, il corpo a terra, sangue, un soccorritore che quasi sviene per l’emozione. E lui, Alex, da terra, con quel sorriso che disarmava chiunque: “Stai tranquillo, le gambe non ce l’avevo neanche prima”.

Il potere comunicativo di un uomo senza filtri

Se c’è una caratteristica che lo rendeva unico, era la capacità di arrivare alle persone. Un dono raro. Puoi essere un fuoriclasse dello sport e risultare rigido davanti a un microfono, noioso su un palco. Lui no. Lui bucava lo schermo, sapeva trovare le parole giuste, sapeva emozionare senza retorica. Chi l’ha visto condurre programmi televisivi o esibirsi come showman durante eventi benefici lo sa: aveva una luce particolare, quella di chi non recita ma è esattamente come appare.

“Rappresenta un pezzo della mia vita che se ne va”, confessa oggi Andrea Ferri con la voce di chi ha perso molto più di un testimonial d’eccezione. Ha perso un amico, un compagno di viaggio, una di quelle persone che entrano nella tua esistenza e la ridefiniscono.

Samuel e la letterina che ha commosso l’Italia

Che l’associazione sia più viva che mai lo dimostra una storia recentissima. Dicembre 2024. C’è un bambino di sei anni, Samuel, che soffre di una rara malformazione al femore. Nell’aria natalizia delle letterine a Babbo Natale, la sua richiesta non parla di giocattoli o videogiochi. Lui ha bisogno di una nuova protesi per la gamba. La letterina rimbalza sui social network e arriva fino a Budrio.

La risposta dell’associazione è immediata, proprio come Alex avrebbe voluto: “Ti aspettiamo per la tua nuova protesi”. Nessuna burocrazia, nessun annuncio trionfale, nessuna attesa. Solo un bambino che ha chiesto aiuto e un’organizzazione nata per rispondere esattamente a quel tipo di richieste.

La saggezza degli ultimi cinque secondi

C’è una frase che Alex ripeteva spesso, a volte in dialetto bolognese, e che oggi Andrea Ferri continua a trasmettere come un’eredità preziosa. È diventata quasi una regola. La regola dei cinque secondi. Quelli in cui, quando tutto sembra perduto, quando il corpo sta per cedere, quando la fatica annebbia la mente, puoi ancora decidere di non mollare. Perché spesso, proprio in quell’ultimo, infinitesimale intervallo di tempo, il destino cambia direzione.

“Se provi ad andare avanti per altri cinque secondi possono accadere cose sorprendenti. Spesso l’avversario che ti sembra imbattibile molla un attimo prima di te”, spiegava Alex in televisione. “In quel momento preferisci che la sofferenza diventi dolore, perché il dolore lo controlli meglio”.

Forse è questa la lezione più importante che Zanardi ci ha lasciato. Non riguarda soltanto lo sport, non parla solo agli atleti. Parla a chiunque si senta sopraffatto, a chiunque creda di aver già dato tutto. Cinque secondi. Ti giochi tutto in cinque secondi. Un concetto che l’associazione “Bimbi In Gamba” ha fatto proprio, trasformandolo nel carburante che ogni giorno alimenta la sua missione.

Il bicchiere, per Alex, era sempre mezzo pieno. E lui aveva scelto di guardare esattamente quella metà. Quando si risvegliò senza gambe, disse una frase rimasta scolpita nella memoria collettiva: “Ho guardato la metà che era rimasta, non quella che avevo perso”. Non era retorica. Era la sua bussola esistenziale.

Oggi quella bussola guida ancora le mani esperte dei tecnici di Budrio, i volontari, i donatori, chiunque creda che un bambino, ovunque sia nato, abbia diritto di stare in piedi. Perché alla fine, come direbbe Alex, bastano cinque secondi per decidere di lottare. E in quegli attimi si può cambiare una vita.

Ciao Alex

Folla oceanica ai funerali di Alex Zanardi, dentro e fuori la chiesa

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