Non montarti la testa. Gas esilarante: la risata che costa cara

Il gas della risata, o dell’oblio

Chi ha memoria del gesto sa che la comicità nasce quasi sempre da un piccolo scarto nel meccanismo del controllo. Pensate a Stan Laurel e Oliver Hardy: due bombette, due cappelli, una goffaggine che ha segnato un’epoca. Quando nei loro film si avvicinano al gas esilarante, il riso non è più volontà, ma sostanza. E fino agli anni Cinquanta quel gas (il protossido di azoto) era ancora una cosa da dentisti, una parentesi di anestesia concessa dal progresso. Oggi è tornato, ma non in mano a Stanlio ed Olio: lo trovate nei sifoni da cucina, accanto allo zucchero a velo, perfettamente legale, perfettamente devastante.

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Non c’è niente da ridere, in realtà. Il protossido di azoto, usato ciclicamente dai giovanissimi per “sballarsi”, è tornato di moda proprio perché lo si reperisce con facilità: basta un sifone d’acciaio, una bombola, e chiunque può procurarselo. Lo compri per montare la panna, lo usi per montare la testa. E la testa, si sa, è il territorio più fragile che esista.

Un chimico e i suoi versi

Sir Humphry Davy, il chimico che nel 1799 iniziò a sperimentare su se stesso il protossido di azoto al Pneumatic Institute di Bristol, fu anche un poeta e un uomo di genio. Isolò elementi fondamentali, inventò una lampada di sicurezza per i minatori, e a lui si deve il nome “gas esilarante”. In una lettera a un amico del 10 aprile 1799 scrisse: «Mi ha fatto ballare come un pazzo in tutto il laboratorio e ha acceso il mio spirito». Tra maggio e luglio del 1800, inalò regolarmente il gas e annotò sensazioni di euforia, aumento della forza muscolare e acuità sensoriale.

Intorno a lui, nel circolo di Beddoes, si riunivano poeti e filosofi del calibro di Samuel Taylor Coleridge e Robert Southey. Anche loro sperimentarono il gas, attratti dall’idea romantica di ampliare la coscienza. Coleridge, in particolare, ne fu affascinato, ma non mancò di segnalarne il carattere destabilizzante. Nessuno di loro, però, pagò un prezzo alto, perché l’uso rimase occasionale, circoscritto a un ambiente ristretto e sorvegliato.

Oggi non è così. Oggi il protossido di azoto è diventato una moda di massa, e le conseguenze si vedono nei pronto soccorso, nelle corsie di neurologia, nelle storie di ragazzi che pensavano di fare solo una risata.

Effetti collaterali: la sostanza non scherza

L’inalazione ripetuta inattiva la vitamina B12. La vitamina B12 è essenziale per il corretto funzionamento del sistema nervoso: senza di essa, la mielina (la guaina che protegge i nervi) si deteriora. Il risultato può essere una neuropatia periferica grave, con intorpidimento degli arti, difficoltà motorie, fino a forme di paralisi temporanea o permanente. La degenerazione subacuta combinata del midollo spinale, un tempo diagnosi rara, è ormai sempre più frequente tra giovani consumatori abituali.

A questi si aggiungono vertigini, perdita di coscienza, ipossia cerebrale (mancanza di ossigeno al cervello), ipertensione, aritmie cardiache, ustioni da congelamento. E poi c’è il rischio dell’uso combinato con alcol o altre sostanze, che amplifica esponenzialmente i danni.

L’aspetto più insidioso, però, è un altro: il protossido di azoto viene percepito come “droghetta leggera” perché è legale, perché si compra in un negozio di cucina, perché non richiede lo sbatti di uno spacciatore. È il trionfo dell’illusione borghese: se è in vendita, non può essere pericoloso. Ma il mercato, si sa, vende di tutto, e non si interroga sull’uso che se ne fa.

Il paradosso italiano

In Francia, un giovane su sette tra i 18 e i 29 anni ha provato il gas. Nei Paesi Bassi, la stessa percentuale tra i diciottenni ha portato il governo a vietarlo del tutto. Nel Regno Unito, l’8,7 per cento dei ragazzi tra i 16 e i 24 anni lo ha conosciuto, e così è finito nelle “droghe di classe C”. In Danimarca, le segnalazioni ai centri antiveleni sono quadruplicate in sei anni. In Irlanda, un’indagine del 2021 ha rivelato che quasi un quarto dei giovani che fanno uso di sostanze aveva già inalato protossido.

L’Europa, insomma, ha smesso di guardare altrove. Dalla Francia al Portogallo, dalla Svezia alla Germania, i governi hanno riconosciuto la pericolosità del fenomeno e hanno legiferato. Persino l’Unione europea ha imposto etichette che avvertono: «provoca danni al sistema nervoso in caso di esposizione prolungata».

L’Italia, invece, tace

Il gas – incolore, dal sapore dolciastro, usato in odontoiatria e in cucina con la sigla E942 – si trova ovunque. Basta una cartuccia da pochi grammi, meno di un euro, per ottenere qualche minuto di euforia. Ma il prezzo, quando l’uso diventa abitudine, è spaventoso. Eppure, in Italia, tutto questo è legale.

Il protossido non è classificato tra le sostanze stupefacenti. Non esiste un divieto di vendita per uso ricreativo, né un limite all’acquisto da parte di minori. Le cartucce sono sugli scaffali dei supermercati, le bombole si ordinano online con un clic, a volte con un marketing sfacciatamente rivolto ai giovani. Le forze dell’ordine, anche volendo, non possono intervenire: non ci sono i presupposti giuridici. Così non si fanno sequestri, non si avviano indagini, non si costruiscono banche dati. E i pronto soccorso, privi di un codice di rilevazione, registrano i danni senza che nessuno li conti.

Il paradosso è grottesco

Il Sistema di allerta precoce ha ricevuto l’allarme europeo, ma la relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze non dedica una riga al fenomeno. Manca un dibattito in aula. Manca un piano sanitario regionale. Manca persino un ministro che ne parli in pubblico.

Nel resto d’Europa il percorso è stato lineare: rilevare, allarmarsi, intervenire. In Italia si è scelta un’altra strada: ignorare, minimizzare, tacere. E così rischiamo di diventare, come già accaduto per altre sostanze ai margini della legge, il rifugio normativo di un mercato che altrove è stato chiuso. Un Paese che si scopre impreparato, vulnerabile, e che guarda i propri ragazzi perdere l’equilibrio senza nemmeno chiedersi perché.

Laurel e Hardy, alla fine del film, smettevano sempre di ridere. E tornavano a essere due poveri diavoli, come tutti noi. Peccato che oggi, per molti, la risata non finisca più con i titoli di coda, ma continui nelle corsie d’ospedale, con un conto salato che nessuno ha ancora avuto il coraggio di presentare.

La Redazione di italoRED

Fonti :

Riccò M. et al., Nitrous Oxide Inhalant Abuse, in Medicina, 2023 – https://www.mdpi.com/1648-9144/59/10/1820;

EMCDDA Report 2022;https://www.politicheantidroga.gov.it/it/notizie-e-approfondimenti/notizie/nuovo-rapporto-emcdda-sull-uso-ricreativo-del-protossido-di-azoto

Orizzonte Scuola, 29 luglio 2025; https: //www.orizzontescuola.it/la-droga-del-gas-esilarante-divampa-lallarme-in-europa-giovani-in-pericolo-social-media-hanno-ruolo-nella-promozione-e-nella-vendita/;

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