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In the Court of the Crimson King – Il regno del progressive

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Ho sempre amato disegnare, mi ricordo che da bambina cercavo di capire come si potesse convertire su carta quello che avevo in testa. Mi incuriosivano le forme, i colori ed ero attratta dalle illustrazioni, dai fumetti. Non facevano eccezione alcune copertine dei vinili che avevo in casa. Una di queste apparteneva all’album “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson. Disegnata da Barry Godber, presenta un volto inquietante e suggestivo, con occhi allarmanti e colori accattivanti. Il volto sembra essere in uno stato di disagio o tensione, il suo aspetto è quasi demoniaco ma la tecnica pittorica, i colori utilizzati e il fatto che il volto uscisse fuori dai margini della copertina, mi attirava tantissimo. Certo, il disco lo metteva mio fratello sul piatto, ma io ascoltavo questa musica “strana” mentre guardavo incuriosita la copertina.

Barry Godber, amico di Peter Sinfield (poeta e autore della band), realizzò la copertina usando i colori acrilici e la terminò in circa una settimana. La scelta di un’immagine così potente rifletteva il desiderio di trasmettere visivamente l’essenza della musica complessa ed emotiva contenuta nell’album. Barry Godber morì poco dopo la pubblicazione dell’album, nel 1970. L’arte della copertina ha contribuito a definire l’identità visiva del gruppo musicale.

I King Crimson sono un influente gruppo musicale britannico che ha avuto un impatto significativo sulla scena rock progressivo. Nel 1967, Robert Fripp si unì ai fratelli Giles in cerca di un cantante e organista. Nel 1968, il gruppo pubblicò l’album “The Cheerful Insanity of Giles” ma vennero vendute solamente 600 copie. Al gruppo si unì la cantante Judy Dyble e il suo ragazzo Ian McDonald, dotato di un’ottima padronanza di sassofono, clarinetto, flauto, chitarra e tastiera. McDonald si inserì nel gruppo ma la sua relazione con Judy Dyble finì presto e la cantante abbandonò i membri restanti. Poco dopo anche Peter Giles lasciò il gruppo. Fripp contattò Greg Lake per sostituire Giles. Il gruppo, formato da quattro membri (Fripp, Michael Giles, Lake e McDonald), con l’apporto del poeta Peter Sinfield, scrisse “The Court of the Crimson King,” che ispirò il nome della band. 

Tuttavia, la formazione originale si sciolse già nel 1970, a causa di divergenze artistiche e personali. Robert Fripp è rimasto il membro costante della band nel corso degli anni, mentre la formazione dei King Crimson è cambiata molte volte. Il gruppo ha attraversato diverse fasi e ha sperimentato con una vasta gamma di stili musicali, spaziando dal rock progressivo al jazz fusion e all’avanguardia.

Un elemento distintivo dei King Crimson è stata la loro volontà di innovare e sperimentare continuamente, senza limitarsi a un singolo genere. La band è stata famosa per le sue improvvisazioni dal vivo e per l’utilizzo di strumentazioni non convenzionali.

Negli anni 2000, i King Crimson hanno continuato a esibirsi dal vivo con diverse formazioni, spesso coinvolgendo musicisti di talento. Alcuni degli altri album notevoli includono “Red” (1974), “Discipline” (1981), “Thrak” (1995) e “The Power to Believe” (2003). La loro influenza è stata riconosciuta da molti artisti e gruppi nel corso degli anni e la loro eredità nel mondo della musica progressive è indiscutibile. 

“In the Court of the Crimson King” è il primo album dei King Crimson, pubblicato nel 1969. È spesso considerato un capolavoro del rock progressivo e uno degli album più influenti nel suo genere, presenta una combinazione unica di elementi musicali che spaziano dal rock progressivo alla musica classica e al jazz. La band ha incorporato strumenti orchestrali, effetti sonori e arrangiamenti complessi, creando un suono ricco e innovativo. 

L’album è un mix di potenza e lirismo. La potenza è rappresentata dall’energia intensa, la forza e la dinamica sonora presenti in certi brani dell’album. Ad esempio, nel brano “21st Century Schizoid Man” dopo una pausa  di silenzio di circa trenta secondi, la composizione musicale si apre con una fusione dinamica di elementi jazz e hard rock, l’andamento è sia selvaggio che controllato, caratterizzato da incisivi break e suggestivi riff di chitarra. Strappi e distorsioni creano un quadro sonoro apocalittico, ritraendo gli orrori della guerra del Vietnam, trasportando l’ascoltatore in un futuro senza speranza.

Il culmine della traccia si manifesta con un finale cacofonico, che amplifica la tensione e l’atmosfera intensa del brano. Questa potenza contribuisce a creare un impatto emotivo e a suscitare un senso di intensità nell’ascoltatore. 

Il lirismo è rappresentato dalla qualità poetica ed espressiva della musica: “I Talk to the Wind” è una ballata dolce, a tratti cantata a due voci, con gli interventi del caratteristico flauto di Ian McDonald il quale mantiene una presenza distintiva anche durante l’intera coda strumentale. Nel dissolversi di quest’ultima, emergono senza soluzione di continuità i suoni dei timpani, anticipando così il terzo e conclusivo brano del lato A dell’album. Il testo, tipico dell’epoca, sembra esprimere il pensiero di un giovane hippie verso la società.

In “Epitaph,” si trova una dimensione più delicata e riflessiva. Il brano si caratterizza per un maggior utilizzo del mellotron e testi che assumono toni profetici e distopici. La canzone anticipa una possibile guerra atomica tra nazioni e ritrae la paura diffusa nelle popolazioni durante la tensione della guerra fredda. 

“Moonchild” rappresenta la composizione più estesa dell’album, suddivisa in due parti. La prima, denominata “The Dream” della durata di circa due minuti e mezzo, si presenta come una ballata eseguita con chitarra e mellotron. La transizione alla seconda parte, denominata “The Illusion”, introduce la chitarra, il vibrafono e le percussioni di Robert Fripp, Ian McDonald e Michael Giles. Tuttavia, alcuni la considerano eccessiva e noiosa a causa di una serie imponente di suoni e segnali acustici che non seguono un ritmo o una melodia.

L’album si conclude con “The Court of the Crimson King”, una melodia composta da Ian McDonald. Il testo, articolato in quattro strofe intervallate da una sezione completamente strumentale chiamata “The Return of the Fire Witch”, descrive la corte del Re Cremisi. In un’atmosfera medievale, si susseguono vari personaggi, tra cui la “Regina Nera” e la “Strega di Fuoco”. Dopo circa sette minuti, il brano sembra interrompersi, per essere ripreso poi da una parte denominata “The Dance of the Puppets”, prima di concludersi con una chiusura improvvisa.

La critica musicale fu unanime nel definire l’album come un capolavoro. Nel suo libro “Rocking the Classic”, il critico Edward Macan sostenne che l’opera potrebbe considerarsi “il più influente album di rock progressivo mai pubblicato”. L’album ha avuto un notevole successo commerciale, la sua influenza si è estesa nel corso degli anni ed è considerato uno dei pilastri del rock progressivo che ha contribuito a definire questo genere.

Le tracce:

1.“21st Century Schizoid Man”

2. “I Talk to the Wind”

3. “Epitaph”

4. “Moonchild”

5. “The Court of the Crimson King”

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