Bryan Adams, a Taormina le ossa scoperte di un rocker che non ha bisogno di maschere
Bryan Adams, l’uomo che ha riempito stadi con riff granitici e cori da gridare a squarciagola, decide di spogliarsi. Non letteralmente, intendiamoci, ma artisticamente sì. Arriva in Italia il 30 giugno 2026 con il suo Bare Bones, e lo fa nel posto giusto: il Teatro Antico di Taormina. Pietra antica, cielo siciliano, mare che fa da sfondo. E lui, solo con voce e chitarra.
ItaloRed ha sempre avuto un debole per chi sa stare sul palco senza trucchi. E qui i trucchi non ce ne sono. Adams mette da parte la produzione rock, quella da “Summer of ’69” sparata a mille, e si presenta con l’essenziale: la chitarra, un pianoforte ogni tanto, e quella voce ruvida che ha raccontato generazioni di amori, fughe e ritorni. Bare Bones non è un semplice concerto acustico, è una dichiarazione di intenti. È come vedere un fabbro che lascia cadere il martello per mostrarti come si batte il ferro a mani nude.
E c’è una ragione se ha scelto Taormina. Non è solo perché fa scena, come a volte capita con certi artisti che cercano la cartolina. No, qui la cartolina è funzionale. Il Teatro Antico, con la sua acustica che viene dal profondo della storia, trasforma ogni canzone in un sussurro amplificato. Pensate a “Heaven” senza la batteria, pensate a “Everything I Do” con il solo tocco delle dita sulle corde. Adams sa che in un contesto del genere non si può bluffare: o hai la sostanza, o il silenzio diventa giudice severo.
Lui la sostanza ce l’ha, eccome. Bare Bones è già stato collaudato in giro per il mondo, e chi l’ha visto racconta di una vicinanza quasi imbarazzante con l’artista. Nel senso buono, chiaro. Quell’imbarazzo che ti prende quando ti accorgi che non c’è nessuna parete di amplificatori a proteggerti dalla verità di una canzone.
Bryan Adams, a sessant’anni suonati (e glieli faccio io, tanto non si offende), dimostra che il rock non ha bisogno di volume per essere potente. Basta una chitarra, una voce, e un teatro che ha duemila anni per ricordarti che la musica, quando è vera, non invecchia mai. E Taormina, in quella sera di giugno, diventerà per poche ore la cattedrale laica di un rocker che ha deciso di mostrare le ossa. Perché sotto la pelle, si sa, c’è sempre la sostanza.
Chi c’era, c’era. Chi non ci sarà, si accontenterà dei dischi. Ma non sarà la stessa cosa, glielo dico io.
by F.C.



