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Silvia Venturi dalla 54° Biennale di Venezia all’illustrazione per ragazzi

Silvia Venturi nasce a Bologna nel 1980. Si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nel 2005 vince il primo ‘Premio borsa di studio per l’arte contemporanea’ elargito dalla Fondazione Collegio Artistico Venturoli di Bologna. Vive e lavora tra Bologna e Ferrara. Come molti artisti della sua generazione Silvia Venturi ha posto attenzione al recupero della manualità nella quale assume rilievo l’uso di svariate tecniche attraversate e sperimentate in ragione degli esiti

formali quanto dei contenuti che attengono all’opera. In tal senso la sua esperienza spazia in più direzioni che includono l’incisione, la scultura, il ricamo su carta, il monotipo, l’installazione.

Tematiche ricorrenti nella produzione dell’artista sono la memoria, la morte, il ricordo per le quali fa ricorso a materiali leggeri, impalpabili sottratti al mondo della quotidianità. Sono materie che portano con sé il valore dell’esistenza rimandando sovente ad un vissuto personale. Valgono in tal senso le bustine di tè, il cotone, la paraffina, i sottilissimi fili di rame quali medium di una poetica

di dichiarata introspezione nella quale la valenza emotiva assume un peso proprio nel contraltare dell’evanescenza. Le opere presenti in mostra fanno parte di una serie di incisioni a rilievo su carta, del 2004-2005, realizzate attraverso una leggera pressione che volutamente evidenzia la parte positiva e quella negativa come un tutto basato sul rapporto introflessione-estroflessione. Si tratta di incisioni a secco, vale a dire in assenza di inchiostro, generate da una matrice di rame per le

quali ha scelto di lavorare bianco su bianco. Il ricorso ad un colore di ascendenza zen, allusivo al nulla ed al vuoto, non è per Venturi una misura casuale dal momento che sovente nella sua esperienza si fa strada l’idea del vuoto, in particolare nelle sue sculture costituite, appunto, da volumi vuoti Diversi sono gli spunti che queste incisioni offrono anche se il segno, netto e minimale, reso con essenzialità, rimanda al filo labirintico riannodato nella parvenza di ganglio, un intimo groviglio attraverso il quale ella allude alla vita.

Linda Gezzi

Rossino1- illustrazione © Silvia Venturi – pubb. Italo-RED

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