L’allarme della scienza: oltre il 50% delle nuove generazioni dorme meno di cinque ore a notte. Un fenomeno globale con conseguenze pesanti su salute mentale, apprendimento e comportamenti a rischio. Tecnologia, ansia da prestazione e nuovi stili di vita si intrecciano in un fenomeno tipico dell’adolescenza contemporanea.
Il vero segnale d’allarme sullo stato di salute dei giovani viene dai centri di medicina del sonno: è lì che si registra il dato più preoccupante. I numeri parlano chiaro: gli adolescenti dormono sempre meno, e il fenomeno ha assunto proporzioni epidemiche. Secondo uno studio pubblicato il 2 marzo 2026 su JAMA dall’epidemiologo psichiatrico T. Greg Rhee dell’Università del Connecticut, basato sui dati del Youth Risk Behavior Survey dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC), la percentuale di ragazzi che dormono meno di cinque ore a notte ha superato la soglia del 50% nell’ultima rilevazione . È il dato più alto mai registrato dal 2007, e rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Un problema che viene da lontano
La preoccupazione per il sonno degli adolescenti non è nuova. La letteratura medica se ne occupa almeno dall’inizio del XX secolo: uno studio del 1905 su The Lancet analizzava le ore di sonno dei ragazzi nei collegi britannici, temendo che l’illuminazione notturna disturbasse il riposo, e concludeva che “andare a letto tardi e alzarsi presto non è né fisiologico né saggio”. Negli anni Cinquanta, l’attenzione pubblica si spostò sui nuovi intrattenimenti serali come radio e televisione. Oggi, a distanza di oltre un secolo, il problema non solo persiste ma si è aggravato.
I dati longitudinali sono impietosi. L’analisi di Rhee mostra che la percentuale di adolescenti che dormono a sufficienza – definita come otto o più ore a notte – è crollata da oltre il 30% nel 2007 a meno del 25% nel 2023 . Parallelamente, i “dormitori brevi” (meno di cinque ore) sono aumentati in tutti i sottogruppi demografici, indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio come pensieri depressivi, uso di sostanze o tempo trascorso davanti agli schermi.
Il quadro internazionale: non solo America
Il fenomeno ha dimensioni globali. In Francia, l’Istituto Nazionale del Sonno e della Veglia ha lanciato un allarme simile: quasi un adolescente su due – il 43% per l’esattezza – dorme meno di sette ore a notte, contro le nove-dieci raccomandate per consentire al corpo e alla mente di recuperare. Gli esperti francesi parlano di “jet-lag sociale”, l’accumulo di un debito di sonno paragonabile a una notte persa ogni settimana.
Negli Stati Uniti, la National Sleep Foundation ha fotografato una situazione ancora più preoccupante. Il 2024 Sleep in America Poll ha rilevato che l’80% degli adolescenti non dorme abbastanza, e lo studente americano tipico ottiene un “F” (insufficiente) in termini di comportamenti di sonno sani . Gli ostacoli, spiega Joseph Dzierzewski della NSF, includono “gli orari e le richieste scolastiche, le attività extracurriculari, gli impegni sociali, le responsabilità lavorative e la costante attrazione dei contenuti digitali”.
Un dato significativo emerge dal confronto tra notti scolastiche e weekend: gli adolescenti hanno quasi la metà delle probabilità di dormire le 8-10 ore raccomandate durante la settimana scolastica, e sono più di tre volte più propensi a essere insoddisfatti del proprio sonno nei giorni di scuola.
Le cause: un intreccio di fattori biologici e sociali
Perché gli adolescenti dormono così poco? La ricerca identifica una combinazione di fattori. Dal punto di vista biologico, durante l’adolescenza si verifica un “ritardo di fase” del ciclo sonno-veglia: i ragazzi sono naturalmente portati ad addormentarsi più tardi e a svegliarsi più tardi . Questo ritmo circadiano, però, si scontra con orari scolastici tradizionalmente precoci, creando una discrepanza tra “orologio interno” e “orologio sociale”.
Un ruolo centrale è giocato dalla tecnologia. Uno studio del Karolinska Institutet in Svezia, pubblicato su PLOS Global Public Health, ha monitorato 4.810 studenti tra i 12 e i 16 anni, scoprendo che l’aumento del tempo davanti agli schermi porta a un sonno più disturbato entro tre mesi, posticipando l’addormentamento e riducendo sia la durata che la qualità del riposo . La luce blu dei dispositivi inibisce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno . I ricercatori svedesi stimano che il sonno spieghi circa la metà (tra il 38% e il 57%) dell’associazione tra tempo sullo schermo e depressione nelle ragazze.
In Australia, uno studio dell’University of South Australia su oltre 50.000 studenti ha aggiunto un tassello preoccupante: il 66% delle ragazze adolescenti e il 58% dei ragazzi hanno riferito di essere stati vittime di cyberbullismo almeno una volta nel trimestre scolastico . Tra questi, quasi il 75% controlla il telefono durante la notte, contro meno della metà di chi non ha subito cyberbullismo . Il telefono notturno non solo ruba sonno, ma diventa veicolo di ansia e stress.
Le conseguenze: salute mentale e comportamenti a rischio
Le implicazioni della privazione cronica di sonno sono profonde e molteplici. Uno studio su JAMA Pediatrics condotto da Matthew Weaver del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha esaminato circa 68.000 sondaggi di studenti delle superiori tra il 2007 e il 2015, trovando che chi dorme meno di sei ore a notte ha il doppio delle probabilità di bere alcolici, quasi il doppio di fumare e più del doppio di avere rapporti sessuali non protetti. Ancora più allarmante: questi studenti hanno tre volte più probabilità di essere autolesionisti o di pensare al suicidio.
Il meccanismo, spiega Weaver, potrebbe essere neurologico: “Il sonno insufficiente è associato alla ridotta attivazione della corteccia prefrontale, un’area critica per il ragionamento logico”. Senza il “freno” cognitivo, i comportamenti impulsivi e rischiosi prendono il sopravvento.
Sul fronte della salute mentale, una revisione sistematica della Flinders University, pubblicata su Sleep Medicine Reviews, ha analizzato oltre 70 studi per un totale di più di 350.000 adolescenti. I risultati sono netti: una riduzione del sonno è associata a un aumento del 55% della probabilità di deficit dell’umore . Nello specifico, la mancanza di sonno è collegata a un +83% di probabilità di provare rabbia, +62% di depressione e +41% di ansia . Effetti osservati in tutte le aree geografiche, dall’Asia all’Australia, dall’Europa al Nord America.
La National Sleep Foundation conferma la bidirezionalità del legame: un sonno scarso può portare a sintomi depressivi, e i sintomi depressivi possono a loro volta peggiorare il sonno, innescando un circolo vizioso.
Possibili soluzioni: il ruolo delle politiche pubbliche
Di fronte a questo scenario, i ricercatori chiamano in causa le istituzioni. Rhee e colleghi sottolineano “la necessità di interventi a livello di popolazione tra gli adolescenti. Ad esempio, orari di inizio scolastico più tardi possono aiutare a dormire più a lungo, il che può portare a migliori risultati per la salute mentale e a un maggiore coinvolgimento accademico”.
Una revisione sistematica pubblicata su Sleep Medicine Reviews ha analizzato sei studi sull’impatto degli orari scolastici posticipati, trovando che ritardare l’inizio delle lezioni di 25-60 minuti aumenta il sonno totale di 25-77 minuti a notte, riducendo sonnolenza diurna, depressione, uso di caffeina e ritardi . Gli autori concludono che questa misura rappresenta “una potenziale soluzione a lungo termine alla restrizione cronica di sonno durante l’adolescenza”.
In Europa, l’Agenzia svedese per la salute pubblica ha già pubblicato raccomandazioni che limitano a due-tre ore al giorno il tempo libero davanti agli schermi per gli adolescenti, proprio per favorire un sonno migliore.
Sul fronte familiare, gli esperti suggeriscono regole chiare: evitare caffeina e pasti pesanti prima di dormire, creare routine rilassanti, tenere i dispositivi fuori dalla camera da letto e garantire ambienti bui, silenziosi e freschi . Come notano i neurobiologi francesi, gli adolescenti hanno difficoltà a gerarchizzare le priorità: “hanno bisogno di genitori attenti, di un’autorità genitoriale che trasmetta messaggi chiari”. Ma avvertono: se gli adulti passano ore con gli occhi fissi sul device, la loro credibilità ne esce indebolita.
La sfida è complessa e richiede un’alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni. Perché se è vero che gli adolescenti di oggi dormono meno di quelli di ieri, è anche vero che dormire non è tempo perso. È tempo guadagnato per la salute, l’apprendimento e la felicità futura.
by Sara Vecchi
Fonti:
https://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2845759
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S108707922030054X?via%3Dihub
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26545246



