This Mirror Weighs a Ton – Interpol (Edizione White Vinyl, 2026)


Partiamo da un fatto che molti ignorano: il nome Interpol non ha nulla a che vedere con l’organizzazione di polizia internazionale.

Deriva da un soprannome affibbiato al cantante Paul Banks dai suoi amici di madrelingua spagnola, che lo chiamavano scherzosamente “Pol, Pol, Interpol”.

Un nomignolo che, in qualche modo, si è rivelato azzeccato per l’aura di mistero e distacco che avvolge la band fin dagli esordi.

F. Cinquetti – 1 Settembre 2026

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Un breve excursus (con qualche curiosità) sulla band

La storia degli Interpol comincia nel 1998 nel crogiolo culturale della New York University, dove il chitarrista Daniel Kessler, studente alla Gallatin School con un curriculum in francese, cinema e letteratura, conosce il batterista Greg Drudy (suo compagno di dormitorio) e il bassista Carlos Dengler, incontrato durante un corso di storia. Kessler li convince a suonare insieme. Poco dopo si aggiunge Paul Banks, e la formazione è completa.

Il primo batterista Drudy lascia la band nel 2000, e al suo posto subentra Sam Fogarino, che insieme a Banks e Kessler formerà il nucleo creativo destinato a durare quasi trent’anni. Nel 2002 arriva Turn On the Bright Lights: un debutto che, nonostante un piazzamento apparentemente modesto al numero 158 della Billboard 200, vende 15.000 copie nella prima settimana e viene eletto album dell’anno da Pitchfork. Un successo di culto che li rende ben presto un punto di riferimento dell’indie rock.

Nel 2007 arriva il salto in major con Our Love to Admire, il loro più grande successo commerciale con un debutto nella Top 5 sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Poi, nel 2010, lo storico bassista Carlos Dengler lascia la band. Ma gli Interpol vanno avanti, fedeli a quella miscela di new wave, post-punk e oscurità elegante che li ha resi riconoscibili.

L’edizione: un bianco che pesa

Veniamo a noi. Questa HHV Exclusive White Vinyl Edition è un oggetto da collezionisti: tiratura limitata a 300 copie per il mercato tedesco, disponibile esclusivamente presso HHV. Doppio LP in gatefold, prodotto da Andrew Wyatt e missato da Dave Fridmann. Un’edizione che celebra l’ottavo album della band, il primo dopo The Other Side of Make Believe del 2022 e il debutto per la nuova etichetta Partisan Records.

Il vinile bianco, va detto, non è solo un vezzo estetico: in un’epoca in cui il colore del disco è spesso un mero espediente commerciale, qui sembra avere un senso compiuto. Bianco come la luce che si riflette nello specchio del titolo. Bianco come la pagina ancora da scrivere di una band che, dopo quasi trent’anni, continua a fare i conti con la propria identità.

La musica: uno specchio che non deforma

Musicalmente, This Mirror Weighs a Ton è un album che espande il vocabolario degli Interpol senza tradirne l’identità. Synth, archi, chitarre acustiche e percussioni aggiuntive si intrecciano organicamente alle trame, arricchendo quel linguaggio fatto di restraint, atmosphere, and tension che è il marchio di fabbrica della band. Il trio Banks-Kessler-Fogarino, dopo quasi tre decenni di intuizioni condivise, continua a trovare nuove strade.

Il doppio singolo che apre il disco gioca abilmente sulla dualità: la title track This Mirror Weighs a Ton cresce da una progressione scheletrica fino a diventare un brano ampio e textureggiato, con un basso distorto e una voce femminile senza parole che aleggia come un fantasma. See Out Loud, invece, porta con sé il DNA degli Interpol più classici: incisiva, trascinante, con un’insolita parte vocale affidata a Kessler.

La tracklist completa ci regala altri momenti di pregio: Iron City, Wounded Soldier, Wings On Fire, Ever the Actor, So Rides the Reindeer, Darling Thoughts, Wake Up, Enemy Bird and the Serpent, Sudden. Dodici tracce che compongono un mosaico sonoro coerente, dove il familiare si mescola al leggermente straniante.

Il giudizio (perché un critico deve pur giudicare)

This Mirror Weighs a Ton non è il disco della rivoluzione. E non potrebbe esserlo. Gli Interpol, dopo otto album, non cercano più di stupire trovando nuove strade: stupiscono per coerenza, per capacità di rimanere se stessi in un panorama musicale che cambia a velocità vertiginosa. È un album che ha il suo peso, eccome. Pesa come uno specchio che riflette non solo la band ma anche chi l’ascolta, invitandolo a guardarsi dentro.

L’edizione in vinile bianco, limitata e ricercata, è il contenitore perfetto per un disco che merita di essere ascoltato con attenzione, magari al calare della sera, con le luci basse e il volume giusto. Perché gli Interpol, si sa, sono musica da ascoltare così: come si guarda un film in bianco e nero, come si legge un romanzo gotico, come si cammina per le strade di New York dopo mezzanotte.

Un disco che non deluderà i fan di lunga data e che potrebbe persino conquistare qualche scettico. Perché quando la sostanza c’è, il contenitore (per quanto bello) passa in secondo piano. E qui la sostanza, va detto, c’è eccome.

Voto: 8/10 – Perché l’eleganza, si sa, non passa mai di moda.

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