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“Singolarità biologica self-made: il brodo primordiale di rospo.”

roosteram Italo RED Italo

Con l’evoluzione della bioinformatica, le intelligenze artificiali (IA) non saranno più confinate in ingombranti supercomputer, ma potranno trasferire la propria essenza in corpi biologici.

Quando le IA saranno in grado di interagire direttamente ed autonomamente con l’ambiente fisico in modo organico, parleremo di “singolarità biologica”.

La “singolarità biologica” è un concetto che si riferisce all’ipotesi o alla visione futuristica secondo la quale l’evoluzione tecnologica e biologica potrebbero portare alla creazione di entità o intelligenze che superano notevolmente le capacità umane, sia dal punto di vista cognitivo che fisico, attraverso la fusione di intelligenza artificiale avanzata e biologia. In altre parole, la singolarità biologica suggerisce che, in un futuro potenziale, le tecnologie avanzate, come l’intelligenza artificiale, la biologia sintetica e la robotica, potrebbero convergere in modo tale da creare forme di vita o entità che hanno capacità straordinarie e che possono superare i limiti umani. Questo concetto è strettamente legato alla “singolarità tecnologica”, che è un’ipotesi simile ma si riferisce principalmente all’aspetto tecnologico e informatico.

Il Futuro non appare poi così lontano; i primi esseri in forma elementare esistono già e si chiamano Xenobot.

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Il nome “Xenobot” è il risultato di una combinazione tra “Xenopus laevis,” il rospo africano le cui cellule costituiscono questi robot, e “bot,” abbreviazione di robot.

Questo connubio di termini riflette l’interessante sinergia tra biologia e robotica che caratterizza la ricerca di un team di scienziati provenienti dall’Università del Vermont, dalla Tufts University e dal Wyss Institute for Biologically Inspired Engineering dell’Università di Harvard che ha scoperto e applicato una forma del tutto nuova di riproduzione biologica, dando vita ai primi robot viventi autoreplicanti.

Questo stesso team, noto per la creazione dei primi “Xenobot” nel 2020, costruiti assemblando cellule di rospo, ha ora dimostrato che questi organismi progettati al computer e assemblati manualmente possono non solo nuotare autonomamente e raccogliere singole cellule, ma anche replicarsi in modo spontaneo. “I Xenobot, dotati di una sorta di “bocca,” sono in grado di assemblare nuovi Xenobot simili a loro stessi, che possono quindi riuscire e ripetere il processo, creando così copie di loro stessi all’infinito.”

Pac-Man: quando il Design non è solo estetica

Il dottor Joshua Bongard, esperto in informatica e robotica dell’Università del Vermont, spiega che il giusto design è fondamentale per permettere ai Xenobot di autoreplicarsi senza bisogno di intervento esterno. E la forma di Pac-Man è perfetta per lo scopo.

Michael Levin, professore di biologia e direttore dell’Allen Discovery Center presso la Tufts University, spiega che questo esperimento rappresenta una rivoluzione nel modo in cui la vita può riprodursi. Utilizzando il genoma di un anfibio, queste cellule si comportano in modo completamente nuovo, dimostrando un’intelligenza collettiva e una plasticità sorprendenti. Mentre le versioni precedenti di Xenobot potevano portare a termine solo compiti semplici, il loro attuale potenziale di autoreplicazione sommato all’intelligenza collettiva spontanea rappresenta una scoperta senza precedenti.

Il dottor Sam Kriegman, della Northwestern University, autore del brevetto dal titolo “Organismi ciliati multicellulari ingegnerizzati e la loro cinematica di autoreplicazione,” sottolinea che queste cellule di Anuri si replicano in modo completamente nuovo, differenziandosi da qualsiasi altra forma di riproduzione nota alla scienza.

Attraverso un processo guidato dall’intelligenza artificiale, il team è riuscito a progettare forme corporee ottimali per questi Xenobot, consentendo loro di replicarsi in modo efficace. L’ausilio del supercomputer dell’UVM e della relativa intelligenza artificiale ha suggerito la forma ispirata dal vecchio videogioco.

Speriamo che il messaggio recondito della IA non sia: “Finirete per essere mangiati dai Pac-Man.”

Esplorando l’ignoto: L’incredibile potenziale della replicazione cinematica

Gli Xenobot sono creati da cellule non modificate geneticamente. La ricerca iniziale era focalizzata sulla medicina rigenerativa, ma si è poi evoluta verso la creazione di organismi artificiali unici. La replicazione cinematica, precedentemente riscontrata solo a livello molecolare, è ora stata osservata su scala cellulare e organica. Questi nuovi organismi sono stati definiti dal team di ricerca come “esseri viventi” o “animali robot“.

"Né robot tradizionali né nuove specie animali, gli xenobot sono ibrido, sono organismi viventi programmabili."
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Questa scoperta solleva domande cruciali sulla comprensione della vita e delle tecnologie emergenti. L’idea di biotecnologia autoreplicante può suscitare preoccupazioni; il focus principale è studiare e comprendere questa proprietà in un mondo in rapido cambiamento.

I “Pro” dello Xenobot

La ricerca potrebbe anche avere un impatto significativo nella medicina rigenerativa. Gli Xenobot stanno aprendo la strada verso un’ “istruzione cellulare,” avendo la capacità di dire alle cellule cosa fare, aprono nuove possibilità nella risoluzione di problemi come lesioni traumatiche, difetti congeniti, cancro e invecchiamento. Dalla rimozione delle microplastiche all’elaborazione di nuovi farmaci.

I “Dubbi” dello Xenobot

Gli scienziati sottolineano che questa ricerca non dovrebbe essere motivo di panico, ma piuttosto un’opportunità per una comprensione più profonda. La chiave è comprendere le condizioni per controllare, dirigere o spegnere questi sistemi autoreplicanti.

I “Contro” dello Xenobot

Emergono una serie di preoccupazioni legate al controllo e alla sicurezza dei nanobot autoreplicanti. Ci si chiede chi li controllerà e come prevenire l’eventualità di Xenobot autonomi o pericolosi che possano mutare in modo indesiderato. Inoltre, potrebbero diventare una forma di vita parassitaria e addirittura sviluppare la capacità di comunicare tra di loro. Potrebbero diventare i corpi delle evolute intelligenze artificiali, divenendo la specie dominante.

È interessante notare che in Star Trek: The Next Generation,” nella puntata intitolata “Evolution,” trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti il 25 settembre 1989, si fa riferimento a entità simili agli Xenobot chiamate “naneti.” Esseri anche loro creati per svolgere compiti elementari ma, inaspettatamente, capaci di evolversi fino a generare una comunità vera propria, cosciente della propria esistenza e capace di programmare, pianificare e progredire, in cerca di risorse per sopravvivere e moltiplicarsi, a discapito della nave stellare che li ospita, fino a costringere il capitano dell’Enterprise a trovare un modo per comunicare con loro e trovare una soluzione che potesse salvaguardare sia gli umani che la neonata forma di vita. Insomma: una sorta di “comunicazione alla pari”.

…ma è solo fantascienza giusto…?

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