La guerra biologica: il Pentagono cambia le regole del gioco

L’ultimo Defense Authorization Act americano non è un documento tecnico tra tanti. È la dichiarazione che la biologia diventa un dominio di conflitto al pari dello spazio e del cyberspazio. Due eventi recenti (uno in California, l’altro legato al caso Navalny) spiegano quanto il rischio biologico sia attuale.

C’è un momento, nella storia della tecnologia militare, in cui una scoperta smette di essere un esperimento di laboratorio e diventa una questione di sicurezza nazionale. Accadde con la fissione nucleare negli anni Quaranta. Accadde con gli algoritmi di intelligenza artificiale un decennio fa. E sta accadendo ora, sotto i nostri occhi, con la biologia sintetica.

Roosteram
roosteram Italo RED Italo

National Defense Authorization Act

Il 18 dicembre 2025, il presidente americano ha firmato il National Defense Authorization Act (NDAA) per l’anno fiscale 2026. Tra le 1.500 pagine di stanziamenti e regolamenti, una sezione è passata quasi inosservata al grande pubblico, ma ha fatto sobbalzare gli analisti di intelligence di Pechino, Mosca e Tel Aviv: 17 nuove disposizioni interamente dedicate alle biotecnologie. È la trasformazione delle bioscienze in una leva strategica di primo piano.

Come scrive James Giordano, direttore del Center for Disruptive Technology and Future Warfare alla National Defense University, questo atto legislativo “segnala un momento spartiacque”.

La biotecnologia non è più solo una disciplina che aiuta a curare i soldati feriti o a proteggersi dagli attacchi chimici. Diventa essa stessa un dominio della guerra, un campo di competizione dove chi controlla i mattoni fondamentali della vita può determinare l’esito dei conflitti futuri.

Due eventi apparentemente distanti, ma che costituiscono un continuum di rischio emergente: uno avvenuto in una normale casa residenziale in California, l’altro legato all’avvelenamento di un oppositore del Cremlino.

Insieme, raccontano una verità scomoda: le barriere all’uso di agenti biologici come arma stanno crollando.

Il frigorifero di Reedley: quando il laboratorio chimico entra in casa

Il primo evento è accaduto a Reedley, una cittadina agricola della California centrale, a pochi chilometri dal Sequoia National Park. Qui, il 1° febbraio 2026, durante un’ispezione di routine, gli investigatori hanno fatto una scoperta agghiacciante: migliaia di fiale e materiali di laboratorio conservati in normali frigoriferi e congelatori domestici, in spazi non progettati per il lavoro biomedico. Alcuni contenitori erano etichettati come “patogeni ad alta conseguenza”. L’ampia capacità di stoccaggio a freddo suggeriva un’attività non occasionale.

In parole povere: non servono più bunker sotterranei o laboratori fortificati per sviluppare e conservare agenti biologici. Un garage, una cantina, un appartamento in una zona residenziale possono ospitare ciò che serve. Tanto per capirci: se qualcuno fosse ancora in attesa di trovare il famoso frigorifero di Saddam Hussein stracolmo di antrace – quello che, come sappiamo, non venne mai trovato – oggi dovrebbe riconoscere che, anche se fosse esistito, probabilmente non sarebbe più stato classificato come “arma di distruzione di massa”. Sarebbe stato semmai un arsenale da quartiere, roba da allarme condominiale più che da risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Questo cambia radicalmente il problema della biodifesa. Comprime i tempi di rilevamento, complica l’attribuzione, amplia l’insieme dei potenziali attori e degli obiettivi praticabili. Per la Joint Force, significa che la minaccia biologica potrebbe trovarsi a pochi chilometri da una base militare, in un capannone industriale dismesso o in un’abitazione privata, indistinguibile da una normale attività di ricerca.

L’epibatidina e il caso Navalny: la neurotossina che sfida l’attribuzione

Il secondo evento è stato reso pubblico a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ed è altrettanto inquietante. I partner europei hanno stabilito che per avvelenare l’oppositore russo Alexei Navalny è stata utilizzata l’epibatidina, una potente neurotossina di origine naturale, centinaia di volte più potente della morfina. Mosca ha naturalmente negato ogni coinvolgimento. Ma la rilevanza strategica del caso non sta nella conferma giudiziaria, bensì nel modus operandi.

L’epibatidina è una tossina rara, isolata dalla pelle di una rana ecuadoriana, poco conosciuta anche in ambito forense. Il suo utilizzo dimostra come attori statali (e forse anche non statali) possano utilizzare agenti tossici sfruttandone la rarità e la non familiarità per ritardare l’attribuzione, confondere le indagini e ampliare lo spettro delle operazioni segrete. E, sia chiaro, non stiamo parlando di un’operazione affidata a qualche mattatore con la passione per i gas nervini: stiamo parlando di Alì Hassan al-Majid, detto “Alì il chimico”, che se oggi fosse ancora in circolazione verrebbe probabilmente ricordato non come il boia di Halabja, ma come un mascalzone piuttosto sopra le righe, magari con una certa propensione per gli esperimenti casalinghi, ma ormai fuori catalogo rispetto agli standard di sofisticatezza raggiunti.

La lezione strategica

Scrive Giordano, è che “l’uso di bioagenti di grado assassino non è una reliquia del mestiere della Guerra Fredda, ma è un’opzione di coinvolgimento attuale che può essere adattata e aumentata utilizzando gli strumenti e le tecniche della biotecnologia e della biologia sintetica”.

In altre parole, l’avvelenamento mirato torna a essere uno strumento di conflitto ibrido, perfezionato dalle nuove tecnologie.

Ciò che rende questi due episodi particolarmente preoccupanti è la convergenza con un’altra tendenza di fondo: “la democratizzazione” degli strumenti biotecnologici.

Ecco perché il caso Reedley non è un episodio isolato, ma un sintomo. La conservazione a freddo domestica, i comuni materiali di consumo da laboratorio, i reagenti a duplice uso possono supportare tutte le fasi di sviluppo di un’arma biologica, pur apparendo esteriormente coerenti con la ricerca o la diagnostica legittima. Diventa un problema enorme quando la supervisione è incoerente tra giurisdizioni diverse, o addirittura inesistente.

Inoltre, le tecniche di biologia sintetica consentono oggi manipolazioni sofisticate: modifiche molecolari che ottimizzano potenza e stabilità, interventi di editing genico che alterano le biofirme di tossine e patogeni rendendoli indistinguibili da varianti naturali, persino approcci di medicina di precisione applicati per finalità belliche.

Il cuore della riforma: integrare le bioscienze nei wargame

Ma il cuore della riforma è un altro: la creazione di un Biotechnology Management Office che risponde direttamente al vicesegretario alla Difesa. Non più un comitato interagenziale, non più un gruppo di studio. Un ufficio con poteri operativi, incaricato di sviluppare una strategia unitaria sulle biotecnologie, coordinare gli investimenti in produzione bioindustriale, integrare le bioscienze nei wargame e nella pianificazione operativa, gestire la resilienza delle catene di approvvigionamento. È la stessa architettura organizzativa che negli anni Cinquanta portò alla creazione della DARPA, l’agenzia che ci ha regalato internet e i droni. Oggi, la posta in gioco è forse più alta.

L’NDAA prevede anche un rafforzamento delle capacità di intelligence sulle minacce biotecnologiche, con la designazione di “senior officials for biotechnology” all’interno delle agenzie di intelligence, e un’attenzione specifica alla protezione dei biological data: i dati genomici, proteomici, multiomici che, in mani sbagliate, potrebbero permettere di progettare agenti patogeni mirati contro specifici profili genetici.

La Commissione Europea ha iniziato a muoversi con il piano “Biotech and Biomanufacturing” presentato nel 2024. Ma i tempi sono lunghi e la competizione è già in corso. Come nota il rapporto NSCEB, “le regolamentazioni negli Stati Uniti sono complesse e lente, mentre quelle in Cina e in altri paesi permettono agli sviluppatori di muoversi più rapidamente”. L’Europa, con il suo approccio prudenziale e il principio di precauzione, rischia di restare indietro nella prevenzione.

Conclusione: la biologia come linguaggio del potere

Torniamo al punto di partenza. Perché questa riforma è importante? Perché cambia il modo in cui pensiamo alla guerra. Per secoli, la potenza militare si è misurata in tonnellate di acciaio, numero di divisioni, testate nucleari. Nel XXI secolo, si misurerà sempre di più in capacità di programmare la materia vivente.

L’NDAA 2026 non è un documento tecnico. È una dichiarazione di intenti: gli Stati Uniti hanno deciso che le biotecnologie non sono un settore industriale tra gli altri, ma un dominio strategico da presidiare con la stessa determinazione con cui si presidia lo spazio o il cyberspazio.

I casi di Reedley e Navalny, nelle loro differenze, insieme, tracciano i contorni di un nuovo campo di battaglia, fatto di laboratori improvvisati, agenti su misura, dati genetici da proteggere, e una competizione silenziosa che si gioca al confine tra ricerca scientifica e preparazione bellica.

“Le biotecnologie non sono più alla periferia della sicurezza nazionale; sono centrali per essa”. La domanda non è se questo cambiamento avverrà. La domanda è chi arriverà preparato.

E la risposta, come spesso accade nella storia, dipenderà meno dalle tecnologie che dalle persone. Dall’alfabetizzazione biotecnologica dei comandanti, dalla capacità di integrare competenze diverse, dalla lungimiranza di chi oggi scrive le regole che domani determineranno l’equilibrio globale. Perché la biologia, alla fine, è il linguaggio più potente che abbiamo. E chi impara a parlarlo fluentemente, avrà molto da dire.

by Roosteram

Fonti

Giordano, J. (2025). Biotechnology in the FY 2026 NDAA: Strategic Implications — and Recommendations — for Joint Force Readiness. Strategic Insights, National Defense University.
https://inss.ndu.edu/Research-and-Commentary/View-Publications/Article/4358679/biotechnology-in-the-fy-2026-ndaa-strategic-implications-and-recommendations-fo/

Giordano, J. (2026). The Recent Eruption of Biotechnological Risks: A Call to Fortify Force Readiness. Strategic Insights, National Defense University.
https://inss.ndu.edu/Media/News/Article/4357880/the-recent-eruption-of-biotechnological-risks-a-call-to-fortify-force-readiness/

U.S. Senate Committee on Commerce, Science, and Transportation. (2025). Biotechnology Breaks Through in FY 2026 National Defense Authorization Act.
https://www.biotech.senate.gov/press-releases/biotechnology-breaks-through-in-fy-2026-national-defense-authorization-act/

Goodwin Law Firm. (2025). Final FY 2026 NDAA Includes BIOSECURE Provisions and New Opportunities for Biotech as DoD National Security Priority.
https://www.goodwinlaw.com/en/insights/publications/2025/12/alerts-otherindustries-final-fy-2026-ndaa-includes-biosecure

君合法律评论. (2026). 美国《生物安全法》终落地:要点、变化和启示.
https://www.ctils.com/articles/24621

National Law Review. (2026). NSCEB Paper Outlines Policy Options to Modernize Oversight of Biotechnology Products.
https://natlawreview.com/article/nsceb-paper-outlines-policy-options-modernize-oversight-biotechnology-products

suggeriti

- Advertisement -spot_img

Latest Articles