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PER ARRIVARE CORAGGIOSAMENTE LÀ DOVE NESSUNO È MAI GIUNTO PRIMA.”…e più veloce.

Lo so! Un approccio così scontato potrebbe sembrare perlomeno infantile ma, visto il mio amore per Star Trek, di resistere non se ne parlava proprio!

Certo qui non parleremo di velocità di curvatura, reazione materia-antimateria e cristalli di dilitio: fantascienza! …almeno per ora.

Ma Fatima Ebrahimi, una ricercatrice del Princeton Plasma Physics Laboratory (PPPL),del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti (DOE), ci ha portato un passo più vicino a quell’iconico futuro. La giovane ricercatrice ha infatti progettato un nuovo tipo di propulsore che renderebbe i viaggi nello spazio (…in ottica Marte) più veloci di almeno 10 volte rispetto alle tecnologie al momento disponibili.

Il dispositivo si basa sull’interazione di campi magnetici (riconnessione magnetica), fenomeno presente in tutto l’universo (anche sul nostro sole, nello specifico noto come brillamento solare)che danno come risultato l’espulsione a forte velocità di particelle di plasma: questa eiezione di plasma (o gas caricato elettricamente), dalla “poppa” di un razzo, secondo la legge di conservazione della quantità di moto, consentirebbe di spingere in avanti il vettore. Il processo di riconnessione avviene in dispositivi di forma toroidale (“a forma di ciambella” pareva brutto) chiamati TOKAMAK. All’interno di questi dispositivi è infatti possibile creare le condizioni necessarie per dar vita ad una fusione termonucleare controllata (l’esatto opposto della tanto temuta fissione nucleare che facciamo con le centrali nucleari). Fondamentali sono stati gli studi risalenti al 1999 che il PPPL ha svolto in collaborazione con l’Oak Ridge National Laboratory e la Washington University, dando vita al National Spherical Torus Experiment (NSTX), il più innovativo strumento di fusione magnetica basato, appunto, sul concetto di tokamak.

In questa cattedrale della scienza sperimentale, dove la fusione magnetica viene studiata come mezzo per ricavare energia elettrica, durante la sua permanenza, Ebrahimi ha notato come i gas di scarico di una normale auto fossero così somiglianti alle particelle e bolle di plasma (quest’ultime chiamate plasmoidi) espulse ad alta velocità (20km/sec.) dall’NSTX. Le simulazioni fatte fino ad ora sono incoraggianti: il propulsore al plasma di Ebrahimi (basato sui campi magnetici) potrebbe fornire una velocità di scarico 10 volte maggiore rispetto ai propulsori attualmente disponibili (basati sui campi elettrici). Questo significherebbe raggiungere Marte (approssimativamente) in meno di 20 giorni anziché 200! Forse un piccolo passo nella galassia, ma sicuramente un grande passo nel nostro sistema solare.

- Spock: viaggiamo a velocità di curvatura, come avete fatto a teletrasportarvi?
- Kirk: beh, il genio è lei, lo scopra.

da Star Trek

PS. Sognare è gratis (almeno per ora)

By

O.D.B.

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