
L’operazione “Absolute Resolve”, che lo scorso gennaio ha portato alla cattura di Nicolás Maduro a Caracas, non è stata solo un raid militare audace. È stato il primo grande banco di prova pubblico di una nuova dottrina operativa che cambierà per sempre il volto dell’intelligence: la simbiosi tra l’analista umano e l’intelligenza artificiale generativa. Per comprenderne la portata, dobbiamo abbandonare la vecchia concezione di “intelligence” come pura raccolta di informazioni e abbracciarne una nuova, che potremmo chiamare “inelligence”: l’arte di estrarre significato e opportunità d’azione dal caos dei dati, grazie alla potenza di calcolo e alla capacità di sintesi delle macchine.
Il Potere dell’Analisi Dati nell’Intelligence Moderna
Per decenni, la caccia all’uomo è stata un gioco di pazienza e deduzione. Si setacciavano archivi, si incrociavano rapporti di agenti, si analizzavano fotografie aeree con la lente d’ingrandimento. Era un processo artigianale, lento, e la sua efficacia dipendeva dall’intuito, dall’esperienza e, a volte, dalla fortuna dell’analista. Oggi, quel modello è obsoleto. Non perché l’intuito umano non serva più, ma perché il volume di dati che un’agenzia di intelligence moderna può raccogliere da satelliti, droni, intercettazioni, social media, sensori e database è semplicemente inconcepibile per una mente umana. È come cercare di bere l’oceano con un bicchiere.
Oggi
Ma oggi, in questa realtà iperconnessa e satura di dati, viene quasi naturale guardare con occhi nuovi a opere di fantasia che un tempo sembravano pura distopia. La celebre serie cult britannica Il prigioniero (The Prisoner), andata in onda tra il 1967 e il 1968, si rivela oggi sorprendentemente predittiva. Il suo “Villaggio”, con i suoi sistemi di sorveglianza onnipresenti e la costante ricognizione dei comportamenti dei suoi abitanti, non era solo una metafora della paranoia nella Guerra Fredda, ma una visione anticipatrice di un mondo in cui ogni movimento, ogni parola, ogni interazione può essere catturata, analizzata e archiviata da un’intelligenza superiore. Quella che negli anni ’60 era fantapolitica, oggi è l’infrastruttura stessa su cui si fondano le moderne agenzie di intelligence
Il moltiplicatore di forze cognitive
Ed è qui che entra in gioco l’IA generativa, non come un semplice strumento di ricerca, ma come un vero e proprio moltiplicatore di forze cognitive. I moderni sistemi di IA eccellono nell’identificazione di pattern e nell’analisi predittiva, capacità che stanno trasformando radicalmente i processi di targeting militare e di intelligence.
Nel caso specifico, se seguiamo le tracce lasciate dalle cronache investigative, possiamo ipotizzare che l’infrastruttura utilizzata abbia visto l’integrazione tra Claude e i sistemi Palantir. Da un lato, Palantir funge da sistema operativo per l’intelligence, capace di fondere dati eterogenei in un unico “cervello” operativo. Dall’altro, Claude ha la capacità di “leggere” e “ragionare” su quei dati come nessun software analitico aveva mai fatto prima.
Come l’IA identifica un ricercato
Per comprendere la precisione di queste operazioni, è utile analizzare il processo tecnico con cui un’IA identifica un bersaglio. L’IA non “riconosce” una persona come farebbe un umano, ma opera attraverso un processo di corrispondenza biometrica e analisi multimodale.
– Rilevamento e l’acquisizione
Il flusso di lavoro si articola in quattro fasi principali. La prima è il rilevamento e l’acquisizione: algoritmi di rilevamento oggetti isolano il soggetto all’interno di immagini o video, anche in scene complesse. La seconda fase è l’analisi delle caratteristiche e codifica: il sistema mappa i punti nodali chiave del volto (distanza tra gli occhi, larghezza del naso, contorno della mascella) e li converte in un codice matematico univoco chiamato vettore di embedding. La terza fase è la corrispondenza (matching): il vettore viene confrontato con un database vettoriale che contiene le impronte facciali di individui noti. Se la similarità supera una certa soglia di confidenza, il sistema restituisce una o più possibili identità.
– Reti neurali e GAN
Studi recenti dimostrano che l’integrazione di reti neurali avanzate come EfficientDet con modelli generativi (GAN) può migliorare significativamente la precisione e la velocità di riconoscimento dei bersagli militari, anche in ambienti complessi e variabili.
Immaginiamo il lavoro preparatorio per l’operazione “Absolute Resolve”. Per settimane, forse mesi, Claude avrà processato migliaia di ore di intercettazioni vocali, non solo traducendole dallo spagnolo, ma analizzandone il tono, la semantica, le incongruenze. Avrà setacciato rapporti di intelligence umana (HUMINT) digitalizzati, memorie di vecchi collaboratori, documenti finanziari. Ma la vera magia è avvenuta a livello visivo e geospaziale.
– La Procedura
L’IA ha analizzato in tempo reale flussi video dai droni e immagini satellitari, cercando pattern anomali. Non si trattava solo di seguire un’automobile, ma di individuare deviazioni nei movimenti delle guardie, un cambio nella routine di una pattuglia, la presenza improvvisa di un veicolo di supporto medico in una zona solitamente deserta. Claude avrà confrontato queste immagini con decine di migliaia di altre foto disponibili sul web e nei database, cercando corrispondenze architettoniche, punti di accesso non censiti, o persino le ombre proiettate da sistemi di difesa aerea momentaneamente attivi.
La potenza di un modello come Claude, in questo contesto, risiede nella sua capacità di sintesi non lineare. Mentre un team di analisti umani avrebbe impiegato giorni per correlare un movimento sospetto a Caracas con un’intercettazione telefonica a Bogotà, l’IA lo fa in millisecondi. E non si limita a segnalare le due cose, ma costruisce un’ipotesi operativa: “Sulla base dei pattern storici e delle comunicazioni in tempo reale, la probabilità che l’obiettivo si trovi in questo edificio e che la sua finestra di vulnerabilità sia tra le 2 e le 4 di notte è dell’85%”.
Il paradosso: perché l’Intelligence umana resta insostituibile
Ma attenzione a non cadere nel mito della macchina infallibile. Il termine “inelligence” che abbiamo coniato vuole sottolineare proprio questo: senza l’intelligence umana, la macchina è solo un costosissimo generatore di rumore di fondo. Il paradosso di questa nuova era è che la macchina, per funzionare al meglio, richiede un input umano più sofisticato che mai.
L’analista del futuro non dovrà più passare le notti a leggere rapporti, ma dovrà saper porre le domande giuste all’IA. Dovrà essere un abile “prompt engineer”, capace di interrogare il sistema per validare o confutare le sue stesse ipotesi. Nel caso Maduro, qualcuno, al Pentagono o alla CIA, avrà dovuto istruire Claude: “Ignora i movimenti delle guardie del corpo che conosciamo e concentrati sulle figure in borghese. Analizza le emissioni termiche anomale provenienti da edifici che non dovrebbero ospitare grandi generatori. Cercami le facce dei medici cubani che seguono la moglie”. L’IA cerca, filtra, e restituisce una rosa di possibilità. L’analista umano, con il suo intuito e la sua conoscenza del contesto politico e umano, sceglie su quale rosa puntare.
I modelli di IA, per quanto avanzati, presentano ancora limiti significativi: faticano nell’interpretazione di termini tecnici e contesti specifici del linguaggio militare, e la loro efficacia dipende dalla qualità e dalla completezza dei dati su cui sono addestrati . Inoltre, come sottolineano gli esperti del Modern War Institute, i “sistemi a scatola nera” (black-box systems), come alcune reti neurali avanzate, rappresentano un problema legale e operativo, poiché i comandanti devono essere in grado di giustificare le decisioni di targeting secondo il diritto bellico.
Oltre il targeting: la sfida della sopravvivenza nell’era dell’isr potenziato dall’ia
C’è un’altra lezione fondamentale che emerge da questi eventi, una lezione che riguarda non solo chi caccia, ma anche chi è cacciato. In un’era di sistemi ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) sempre più integrati e potenziati dall’IA, la sopravvivenza sul campo di battaglia moderno richiede un cambio di paradigma.
Non si tratta più solo di “nascondersi” per evitare di essere visti. L’obiettivo diventa introdurre incertezza nel ciclo di targeting del nemico. La dispersione, intesa non solo come distribuzione geografica delle forze ma come capacità di rendere incerta la natura, il valore e la funzione di un obiettivo, diventa la chiave per sopravvivere .
Se i sistemi di IA nemici non possono identificare con un alto grado di precisione che un determinato edificio ospita un centro di comando piuttosto che un magazzino, quel bersaglio scenderà nella lista delle priorità. La guerra moderna, ci ricorda questa esperienza, è sempre più una gara di “confidence threshold”: chi riesce a mantenere il proprio profilo al di sotto della soglia di confidenza che giustifica un attacco, vince.
La conferma Iraniana: il format si ripete
Se dopo il caso Maduro qualcuno poteva ancora pensare a un esperimento isolato, gli eventi delle scorse settimane in Iran hanno dissolto ogni dubbio. L’operazione che ha portato all’eliminazione dell’Ayatollah Ali Khamenei a Teheran il 28 febbraio 2026 è la riprova che questo modello operativo è diventato lo standard e si ripete, colpendo nello stesso contesto altri alti vertici del regime iraniano:
– Mojtaba Khamenei (figlio della Guida Suprema e figura chiave negli equilibri di potere, considerato da tempo l’erede designato e interlocutore privilegiato dei Pasdaran)
– Ali Shamkhani (segretario del Consiglio per la Difesa, consigliere della Guida Suprema e figura centrale nelle trattative sul nucleare iraniano)
– Sardar Abdolrahim Mousavi (capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane)
– Mohammad Pakpour (comandante generale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i Pasdaran)
– Aziz Nasirzadeh (ministro della Difesa)
– La procedura
Anche in questo caso, il lavoro dell’intelligence è durato mesi. La CIA seguiva la Guida Suprema da tempo, accumulando dati sui suoi schemi di vita e sulle sue abitudini. Ma il salto di qualità, come per Maduro, è avvenuto quando l’IA è entrata in azione. Secondo ricostruzioni del Wall Street Journal e del New York Times, il Pentagono ha utilizzato il modello Claude di Anthropic per analisi di intelligence, identificazione dei bersagli e simulazione di scenari di battaglia. Non solo: Israele ha impiegato sofisticati strumenti di IA per setacciare l’enorme mole di dati raccolti hackerando le telecamere del traffico di Teheran, ricostruendo così i percorsi, gli orari e le abitudini di sicurezza del leader iraniano.
La similitudine con il caso venezuelano è impressionante. In entrambi i casi, l’intelligence umana (HUMINT) – talpe o fonti sul campo – ha fornito l’indizio cruciale: per Maduro, la riunione a Caracas; per Khamenei, l’incontro mattutino dei vertici iraniani nel complesso di Beit-e Rahbari. Ma è stata l’IA a validare quell’indizio, incrociandolo con i pattern di vita, le immagini satellitari e le comunicazioni intercettate, dando ai comandanti la certezza operativa necessaria per agire. In entrambi i casi, sulla base di queste informazioni, Stati Uniti e i loro alleati hanno modificato i piani: per Maduro, l’operazione lampo; per Khamenei, lo spostamento di un attacco notturno a uno in pieno giorno per sfruttare la finestra di opportunità.
Il dilemma etico e geopolitico
Questa simbiosi solleva questioni etiche e geopolitiche dirompenti. Il caso Anthropic è emblematico. Un’azienda nata con una forte vocazione etica si è trovata suo malgrado al centro di due operazioni militari che hanno violato la sovranità di stati sovrani. La tecnologia sviluppata in laboratori hipster della Silicon Valley è diventata, suo malgrado, l’arma più affilata nel nuovo arsenale dell’egemonia americana. La “fuga in avanti” tecnologica ha reso obsolete le vecchie clausole contrattuali e le vecchie moratorie. Quando l’IA è integrata in un sistema chiuso come quelli di Palantir e opera su reti classificate, il controllo dell’azienda creatrice diventa puramente formale. La stessa Anthropic aveva imposto limiti all’uso bellico dei suoi sistemi, ma il Pentagono, attraverso partner e infrastrutture dedicate, ha di fatto aggirato queste restrizioni, creando un precedente destinato a ripetersi. Oggi Anthropic si è dissociata e non è più un fornitore della difesa USA.
Glossario
inelligence: Intelligence Aumentata
by Roosteram & ItaloRED Team
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Notizie e Fonti di approfondimento
https://www.nytimes.com/2026/02/18/technology/defense-department-anthropic-ai-safety.html
mwi.westpoint.edu/targeting-at-machine-speed-the-capabilities-and-limits-of-artificial-intelligence/
https://sap.nuou.org.ua/article/view/343255



