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Sanzioni, oligarchi e arbitraggio: geopolitica algoritmica

Dalla crisi della Crimea nel 2014 all’invasione dell’Ucraina nel 2022, Stati Uniti, Unione Europea, Giappone e da altri Paesi hanno imposto alla Russia una serie di pesanti sanzioni economiche, sanzioni concepite come uno strumento di pressione politica diretto: colpire le élite economiche vicine al Cremlino per indurre un cambio di rotta nelle decisioni strategiche di Mosca. Congelamento dei beni, restrizioni all’accesso ai mercati finanziari internazionali e isolamento delle grandi imprese russe avrebbero dovuto incrinare il potere degli oligarchi e, con esso, il sostegno economico al regime.

Dagli statisti col colletto bianco ai ricercatori con camice.

Un recente studio co-firmato da Jinhwan Kim, professore associato di contabilità alla Stanford Graduate School of Business, suggerisce che l’esito di questi sanzionamenti sia tutt’altro che scontato. Secondo i risultati della ricerca, le sanzioni hanno colpito meno duramente del previsto l’eccellenza economica russa, che ha dimostrato, altresì, una notevole capacità di adattamento sfruttando le lacune e le asimmetrie normative del sistema finanziario globale.

“Le sanzioni non sono efficaci come pensiamo, perché gli oligarchi hanno dei modi per attenuare queste punizioni”, afferma Kim.

La natura dello studio è alquanto singolare, perché affronta un tema tipicamente politico (l’efficacia delle sanzioni internazionali) con un approccio “naturalmente” statistico, basato su dati, algoritmi e analisi sistematica delle reti societarie globali, ma con una metodologia rigorosamente scientifica…quasi da laboratorio. Kim e i suoi coautori, affiliati anche all’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, alla London Business School e all’Università di Cambridge, si sono concentrati sul comportamento delle aziende controllate dagli oligarchi russi e sulla reazione degli investitori internazionali dopo l’imposizione delle sanzioni.

Nel loro lavoro, gli oligarchi vengono definiti come élite politicamente connesse che “controllano le principali aziende attraverso legami coercitivi con politici chiave, supportando gli autocrati nel perseguire obiettivi considerati illegali da altri governi e dalla comunità internazionale”. Il cuore dell’analisi non è però la figura dell’oligarca in sé, quanto la struttura opaca e transnazionale che consente a queste élite di mantenere accesso ai capitali globali.

Per comprendere l’evoluzione di queste strutture nel tempo, i ricercatori hanno sviluppato un algoritmo in grado di incrociare fonti di dati diverse, superando i limiti delle informazioni aziendali pubbliche e l’acquisizione dei rapporti d’intelligence. In particolare, lo studio si è concentrato sui beneficiari effettivi, ossia i soggetti che controllano realmente le imprese anche quando i loro nomi non compaiono nei documenti legali.

Trovata la soluzione…trovato il raggiro

I risultati sono significativi. Il team ha identificato 71 società controllate da oligarchi russi che continuavano a operare attraverso circa 1.800 entità affiliate in oltre 100 Paesi. Inoltre, ha individuato 432 investitori internazionali che hanno continuato a finanziare queste società nonostante le sanzioni. Come sottolinea Kim, non si tratta di investitori marginali, ma di grandi attori istituzionali: “…i più grandi gestori di investimenti e asset manager del mondo”.

Questi numeri superano di gran lunga quanto emergerebbe da un’analisi basata esclusivamente su dati locali o dichiarazioni ufficiali. Un esempio emblematico è quello di Rosneft, il colosso energetico controllato da oligarchi. Secondo i documenti pubblici, la società dichiarava solo 22 filiali, tre delle quali in paradisi fiscali. La ricerca del team di Stanford ha invece portato alla luce 632 filiali, di cui 71 situate in giurisdizioni offshore.

“Questi potrebbero essere dati utili per le autorità di regolamentazione”, osserva Kim.

Agire nella nebbia.

Approfondendo ulteriormente l’analisi, ampliando i parametri di ricerca algoritmica, i ricercatori hanno individuato e classificato un chiaro schema di comportamento: lo spostamento sistematico verso paradisi fiscali con regole di trasparenza deboli, dove non è richiesto divulgare i beneficiari effettivi delle società.

Nel 2009, solo il 5% delle entità affiliate agli oligarchi era registrato in queste “giurisdizioni opache”. Entro il 2023, la quota era salita al 30%. Ancora più indicativo è il confronto tra contesti normativi: le società sanzionate operanti in Paesi dell’UE con requisiti di trasparenza hanno aumentato il numero di filiali in paradisi fiscali dal 55% al 200% rispetto a quelle non soggette a tali obblighi.

Anche gli investitori hanno seguito lo stesso percorso. Pur restando numericamente stabili, gli investitori istituzionali coinvolti hanno raddoppiato la loro presenza legale in giurisdizioni con scarse regole di trasparenza. Secondo Kim, questo comportamento configura un vero e proprio arbitraggio normativo, in cui capitale e imprese migrano verso i sistemi meno regolamentati.

“Le leggi sulla trasparenza sono pensate proprio per evitare questo genere di cose”, spiega Kim. “Ma non funzionano se solo alcuni Paesi le applicano e gli altri no”.

La matematica entra prepotentemente nella geopolitica.

È evidente che l’applicazione rigorosa delle sanzioni incontra svariati ostacoli politici ed economici. Alcuni Stati, ad esempio, possono subire ritorsioni o la perdita di forniture strategiche. Il caso di Gazprom, che nel 2022 ha interrotto le forniture di gas a Polonia e Bulgaria dopo le sanzioni europee, è emblematico di queste tensioni.

Nonostante ciò, questo studio evidenzia una possibile leva di intervento.

Secondo Kim, “un’armonizzazione delle normative sulla trasparenza sarebbe una soluzione politica molto efficace”, perché limiterebbe le possibilità di fuga verso giurisdizioni opache e, come dimostrato in questo studio, l’utilizzo di una rigorosa analisi matematica potrebbe fornire soluzioni più efficaci e rendere le relative procedure di sviluppo più efficienti.

Questa ricerca rivela come un problema tradizionalmente geopolitico possa essere analizzato anche con strumenti scientifici, mettendo in luce meccanismi strutturali spesso invisibili al dibattito politico, e che le sanzioni, da sole, spesso non falliscono per mancanza di severità, ma per la forte asimmetria delle regole globali. Finché il sistema finanziario internazionale resterà frammentato, le élite economiche più sofisticate continueranno a muoversi e proliferare nelle sue zone d’ombra.

In questo senso, la ricerca di Stanford suggerisce che la vera leva del potere non risieda solo nella sanzione ma, fondamentalmente, nella coerenza delle regole.

by O. D. B.

Fonti:

https://news.stanford.edu/research-and-scholarship

https://news.stanford.edu/stories/2026/01/international-sanctions-oligarchs-russia-ukraine-crimeahttps://www.gsb.stanford.edu/faculty-research/working-papers/global-network-oligarch-companies

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