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TEMPO – risvolti introspettivi

TEMPO
Non è vero che abbiamo poco tempo : la verità è che ne perdiamo molto”.
(Seneca, De brevitate vitae).

Sono in una imbarcazione in un posto stupendo e la barca sta portando me e un’altra cinquantina di persone in un posto ancora più stupendo. Sole, caldo, brezza fresca, colori meravigliosi tutti intorno. Respiro l’aria salmastra e mi sento grata di vivere in questa parte di mondo. Così, mentre mi godo queste sensazioni, sento strillare. Poco più avanti c’è una donna che inveisce contro due ragazze che si erano stese per prendere il sole occupando il passaggio. La questione va avanti un bel po’ e la signora continua a recriminare e a borbottare anche dopo che le ragazze si sono rimesse sedute. E nel frattempo, per quella signora, stupende scogliere e giochi di colori nell’acqua passano del tutto inosservati. Trovandomi in questa situazione, mi è sorta spontanea una serie di domande:
“ Ma perchè?? Siamo in vacanza, è tutto meraviglioso, ma perchè prendersela così? Che bisogno c’è?” Poi mi sono anche risposta. Il contesto “ vacanza in luogo stupendo” amplifica fortemente il “ ma perchè? ” facendo diventare assurde e grottesche le recriminazioni della signora, ma a ben guardare.. non è quello che ci accade normalmente? Qua non entro nel merito della modalità, cioè dello strillare, ma del tempo e dell’energia assorbita dal recriminare. Voglio dire la rabbia per un piccolo torto subito è legittima, così come è importante non rimangiarsela e trovare un modo funzionale per esprimerla, ma dopo perchè continuo a rimanerci attaccato? Perchè condiziona il mio umore? Perchè continuo a borbottare? E la domanda spontanea “ma che bisogno c’è?” che è venuta immediatamente in mente a me e a diverse persone che osservavano un po’ stupite, un po’ divertite, questa scenetta, è proprio quella che mi dovrei porre. È una domanda seria e vale anche rispetto alle vicessitudini delle mie normalissime giornate. Se rimango arrabbiata, innervosita, di malumore, che bisogno c’è sotto? O che bisogno non ho soddisfatto? A queste domande invece non ho risposta perchè ognuno ha la sua storia e ha le sue risposte. Nel momento in cui mi accorgo di rimanere attaccato ad una emozione che mi porta a stare male, queste domande possono aiutarmi a spingermi un pochino sotto la superficie delle mie reazioni automatiche e a farmi intravedere cosa c’è lì sotto. Potrebbero nascere nuove domande e potrei non avere le risposte.. ma si è aperta una finestra, sta circolando dell’aria fresca e questo mi aiuta ad uscirne. Perchè nel frattempo le scogliere e i giochi di colore passano e io sono imbrigliata nei miei loop mentali invece che vivere.

by S. Nardi














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