Il Vaticano, potenza segreta e sorvegliato speciale

C’è un luogo al mondo dove si incrociano duemila anni di storia, ottanta chilometri di archivi riservati, una rete diplomatica che nessun’altra potenza può eguagliare e una capacità di raccogliere informazioni che farebbe impallidire Langley.
Quel luogo è il Vaticano. Ed è anche il più antico “osservato speciale” dei servizi segreti di mezzo mondo.

A raccontarlo è un volume appena pubblicato, Il Vaticano e l’Intelligence. Osservatore osservato nella storia politica della Santa Sede” (Rubbettino, 2026), curato da Mario Caligiuri con i contributi di Paolo Gheda, Giacomo Pacini, Giovanni Fasanella, Valeria Moroni, Domenico Giani, Gianluca Falanga, Cesare Catananti e Sergio Vento. Il libro nasce dai lavori del master in Intelligence dell’Università della Calabria, un osservatorio accademico che da anni prova a fare luce su ciò che le cronache ufficiali tendono a oscurare: il rapporto simbiotico, ambiguo, a volte conflittuale, tra la Chiesa di Roma e il mondo oscuro dello spionaggio.

La potenza informativa più antica del mondo

L’intuizione di fondo è semplice e insieme dirompente: il Vaticano non è solo un soggetto sorvegliato dalle agenzie di intelligence (dalla Cia al Kgb, dalla Stasi all’Mi6), ma è esso stesso una macchina informativa di straordinaria efficacia. Da secoli. Molto prima che nascessero i moderni servizi segreti nell’Inghilterra elisabettiana, la Santa Sede disponeva già di nunziature, ordini religiosi, confessionali, pellegrinaggi. Una rete globale di ascolto e trasmissione di notizie che nessuno Stato poteva permettersi.

Il testo cita una tesi opposta a quella del saggista peruviano Eric Frattini, secondo cui Papa Pio V avrebbe creato nel 1566 una struttura per contrastare lo scisma d’Inghilterra. Lo storico David Alvarez, professore emerito in California, sostiene invece che il Vaticano, pur disponendo di un’enorme mole di informazioni, non sia quasi mai riuscito a utilizzarle in modo efficace. Un paradosso che alimenta il fascino di questo campo di studi: una superpotenza informativa che spesso non sa di esserlo, o che non sa gestire il proprio potere.

La parola come arma (e come inganno)

Caligiuri, nel saggio introduttivo dell’opera, individua un punto di contatto profondo tra intelligence e Vaticano: la parola. «In principio era il Verbo», scrive Giovanni. E anche l’intelligence, nella sua essenza, è manipolazione della parola, interpretazione, decodifica. Questo legame affonda le proprie radici nella Bibbia stessa: quando Mosè invia i dodici esploratori nella terra di Canaan, compie un’operazione di intelligence pura.

Ma c’è un’altra suggestione, più sottile. La filosofa francese Chantal Delsol, citata nel volume, ha ipotizzato che i cristiani, diventati minoranza nella società occidentale, debbano assumere il ruolo di «agenti segreti di Dio». Testimoni silenziosi, infiltrati in un mondo che non li aspetta. Una definizione che rovescia la prospettiva: non più il Vaticano che spia il mondo, ma i credenti come spie di un’altra verità.

La Cia e il Papa: alleati a Roma, nemici a Caracas

Uno dei contributi più rivelatori è quello di Valeria Moroni, che ha esplorato i documenti declassificati della Cia. Ne emerge una relazione lunga e ambivalente. Sincronicamente e diacronicamente – scrive la studiosa – Vaticano e Cia sono stati alleati, competitori e avversari.

Alleati in Italia, dove la minaccia comunista imponeva una collaborazione stretta tra la Chiesa anticomunista e l’intelligence americana. Avversari in America Latina, dove gli interessi geopolitici degli Stati Uniti si scontravano con le posizioni della Chiesa a difesa delle popolazioni indigene e dei poveri. Un doppio gioco che racconta meglio di qualsiasi trattato la complessità della Guerra Fredda.

Il domenicano che parlava con i sovietici

Giacomo Pacini ricostruisce la figura di Félix Morlion, un padre domenicano belga esperto di psicologia sociale e propaganda. Negli anni Quaranta entra in contatto con i servizi americani e Fonda a Roma l’Università Pro Deo (che diventerà la Luiss); inoltre, nell’ottobre del 1962, durante i giorni più bui della crisi dei missili di Cuba, svolge per conto del Vaticano delicate operazioni di diplomazia parallela con il mondo sovietico.

Morlion è una di quelle figure che sfuggono a ogni catalogazione: religioso, spia, mediatore, intellettuale. Il libro lo restituisce alla sua ambiguità costruttiva.

La Stasi in Vaticano e gli archivi cancellati

Gianluca Falanga ha scavato negli archivi della Stasi, l’intelligence della Germania Est, e ha scoperto che i funzionari della Repubblica Democratica Tedesca riuscirono a eliminare quasi interamente i documenti cartacei delle loro operazioni vaticane nel 1989-90. Ma non tutto è perduto: le banche dati elettroniche del sistema SIRA permettono ancora di ricostruire strategie, metodi e nomi delle spie impiegate nel monitoraggio della Chiesa cattolica.

Un giallo archivistico che conferma quanto il Vaticano fosse considerato un obiettivo prioritario anche dal blocco sovietico.

La Gendarmeria vaticana racconta i suoi segreti

Domenico Giani, che ha comandato la Gendarmeria Vaticana dal 2006 al 2019, offre una testimonianza dal vivo. La sicurezza del Papa non è solo questione di cordoni e metal detector. È un vero e proprio approccio di intelligence, che richiede analisi dei segnali deboli, prevenzione, capacità di proteggere l’integrità delle informazioni. Un mestiere silenzioso, svolto all’ombra del colonnato del Bernini.

Il discorso di Leone XIV: l’etica come arma segreta

Infine, l’appendice. E qui il libro regala un documento destinato a fare storia. Il 12 dicembre 2025, Papa Leone XIV ha ricevuto in Vaticano i vertici dell’intelligence italiana: il delegato per la sicurezza Alfredo Mantovano, il segretario generale del Dis Vittorio Rizzi, i direttori di Aise e Aisi. Mai era accaduto prima. L’occasione era il centenario dell’intelligence italiana, in un anno giubilare.

Il Papa ha pronunciato parole misurate ma inequivocabili: «Apprezzamento per il lavoro che svolgete, che richiede competenza, trasparenza e insieme riservatezza». E poi l’avvertimento: le informazioni riservate non devono mai essere usate «per intimidire, manipolare, ricattare o screditare politici e giornalisti». Ha concluso con una frase che potrebbe diventare celebre: «Etica e verità sono le armi più potenti».

Un campo di studi appena aperto

La vera notizia, forse, è un’altra. Questa pubblicazione inaugura un campo di studi finora inesplorato in modo scientifico. Come scrive Caligiuri, è difficile distinguere tra storia della Chiesa, storia dell’Occidente e storia dell’intelligence. E forse non è nemmeno utile farlo.

L’Italia, conclude il curatore, gode di un vantaggio competitivo nell’ospitare la Santa Sede. Ma deve imparare a usarlo. Perché il soft power del Papa, quell’«Impero del Papa» di cui scrive Limes, è una risorsa strategica troppo spesso sottovalutata. In un’epoca di disfacimento della sfera pubblica, di guerre e disuguaglianze, la visione ecumenica della Chiesa può servire al mondo più di quanto si creda.

A patto, naturalmente, di saperla decifrare. Come farebbe un buon agente segreto.

by Roosteram

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